“Leaving Neverland”, il film sui presunti abusi di Michael Jackson sciocca il pubblico dell’anteprima

Quattro ore di documentario sugli atti sessuali di Michael Jackson con dei minori.

Vi avevamo detto che stava per arrivare, ed è arrivato. Leaving Neverland, il nuovo documentario sugli abusi sessuali di Michael Jackson presentato venerdì scorso al Sundance Festival, ha suscitato un vespaio di polemiche e ha riportato al centro dell’attenzione mondiale le note accuse al cantautore morto nel 2009. Accuse che portarono a un processo dal quale lo stesso Jackson uscì assolto nel 2005.

Stavolta invece il processo è stato su pellicola, una pellicola scabrosa, piena di racconti circostanziati, minuziosi, da parte di due presunte vittime del musicista. Invenzioni (e nel caso, sarebbero frutto perlomeno di un brillante sceneggiatore hollywoodiano) o terribili verità? Certo, sull’onda del #MeToo, viviamo in un periodo in cui chi riveste il ruolo dell’accusatore parte da una posizione leggermente, per così dire, privilegiata. Però in questo caso fanno impressione le testimonianze portate a favore dell’accusa. Dichiarazioni agghiaccianti, tanto che – qualche momento prima della proiezione – il direttore del festival John Cooper ha informato il pubblico presente alla prima che sarebbe stato a disposizione un team di psicologi per aiutare chi fosse rimasto troppo turbato dalle «esplicite descrizioni di abusi sessuali» del film. Non solo. Nella sala erano presenti anche dei buttafuori, per prevenire eventuali fibrillazioni da parte dei presenti. A essere maliziosi, si potrebbe dire che anche questo è (guerrilla) marketing.

Il lungometraggio, diretto da Dan Reed e della durata monstre di quattro ore, ha come protagonisti due uomini che, in età adolescenziale, conobbero Jacko. Il primo è Wade Robson, che entrò in contatto con la popstar tramite una gara di danza all’età di 5 anni, e sostiene di essere stato vittima di abusi da quando ne aveva 7; il secondo è James Safechuck, che fu scelto per una pubblicità della Pepsi con il cantante intorno agli 8 anni, e accusa il cantante di aver cominciato a molestarlo qualche mese dopo. Entrambi erano presenti all’anteprima del documentario, che sarà trasmesso in Gran Bretagna da Channel 4 e negli Stati Uniti da Hbo.

Raccapriccianti i particolari raccontati nel clip, come si legge sul New York Post. Negli svariati episodi a cui si fa riferimento, si parla – con dovizia di dettagli – di sesso orale, masturbazione, sodomizzazione. Vengono descritti i luoghi dove gli abusi sarebbero stati perpetrati, i nascondigli, gli angoli più reconditi anche di Neverland Ranch, l’immensa magione di proprietà del cantautore americano che era dotata perfino di una stazione ferroviaria (tra l’altro, anche quella luogo di atti sessuali).

A dire dei due protagonisti e accusatori di Jackson, quest’ultimo sapeva sfruttare le debolezze e le passioni delle sue giovani vittime per conquistarsene i favori. A Safechuck – appassionato di gioielli – regalava anelli, bracciali e accessori di lusso (addirittura gli donò una fede di nozze intarsiata di diamanti per celebrare insieme al ragazzo un finto matrimonio), mentre tra i vari presenti donati a Robson – appassionato di tecnologia – vi era una fax col quale il musicista inondava il ragazzo di messaggi d’amore.

Quando era in vita, il cantante negò sempre le accuse di aver molestato sessualmente dei minori. E ora, la Michael Jackson’s Estate, che cura gli interessi del «re del pop» dopo la sua morte, è sugli scudi. In un comunicato stampa ha definito il film un «omicidio di un personaggio in stile tabloid» e ha accusato Robson e Safechuck di essere due «spergiuri», in riferimento alle dichiarazioni giurate che i due uomini avrebbero sottoscritto quando Jacko era ancora vivo, in cui affermavano che la popstar non aveva mai abusato di loro. Ma è solo l’inizio di quella che sembra l’ennesima lunga battaglia intorno al nome dell’ex Jackson 5.

Su SA, per fortuna, abbiamo parlato di lui anche per meriti artistici, quelli sì assodati. Per dire, di recente abbiamo celebrato il trentacinquesimo anniversario del video di Thriller, singolo dall’omonimo album (recensione classic su SA di Massimo Padalino) pubblicato nel 1983. Se volete, però, potete anche farvi un “giro” dell’ampio ventaglio di ascolti dalla discografia del leggendario artista che trovate sulle nostre pagine.

Tracklist

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