Video killed the radio star. Era il titolo della celebre canzone dei Buggles ma è anche quanto accadde con Thriller di Michael Jackson, e più specificatamente con il celebre clip che accompagnava il brano di Jacko (con musica e parole di Rod Temperton e la produzione di Quincy Jones), settimo e ultimo estratto dall’omonimo album da lui dato alle stampe nel 1982 (che già di per sè mantiene ancora oggi il record di disco più venduto di tutti i tempi). Un album di cui, tra l’altro, il nostro Massimo Padalino ha appena scritto una bellissima recensione classic.

Quel video segnò una cesura nella storia del pop-rock, quantomeno nel modo usato dai musicisti per presentare il frutto del loro lavoro al pubblico. Prima del 2 dicembre 1983, data della prima messa in onda di Thriller su MTV, i video musicali erano già parte integrante delle strategie promozionali degli artisti, ma con quel clip – che nella sua versione per gli schermi durava quasi quattordici minuti (a fronte dei poco meno di sei minuti della versione su disco) – acquisirono dignità di opere a sè stanti. Nessun altro cortometraggio musicale ha mai generato un tale entusiasmo e un tale successo da restare ancora oggi – più di tre decenni dopo – impresso nella memoria collettiva. Lo storico della musica Joe Vogel ha infatti scritto che Thriller «è il Citizen Kane dei cortometraggi», ed è anche l’unico video musicale inserito nell’élite del National Film Registry della Library of Congress. Tra i suoi innumerevoli primati, il fatto che vanti – a oggi – ben 722 milioni di visualizzazioni complessive su YouTube. Inoltre è stato la prima anteprima mondiale su MTV di un video musicale e il primo video musicale a essere trasmesso al cinema.
Dopo aver abbattuto le barriere di MTV con Billie Jean e Beat It, Michael rivoluzionò ulteriormente la produzione dei video musicali con questo cortometraggio epico girato – per la prima volta: altro primato stabilito – su pellicola 35mm, legittimandolo come una forma d’arte completamente nuova e assicurandosi un posto nella storia come pioniere del genere. Era la prima volta che un videoclip veniva concepito come una sorta di mini-film, con una trama, i titoli di coda e tutto il resto. Il cortometraggio ha vinto tre MTV Awards, due AMA e un Grammy. Ma al di là dei premi e dei riconoscimenti, è entrato nel costume collettivo facendo nascere una vera e propria “mania” per il ballo à la Michael Jackson, e ancora oggi è oggetto di citazioni e riferimenti. Un must.

Capitolo regia. Il filmato fu girato da John Landis, cineasta a cui non sono mai stati riconosciuti i crediti che avrebbe meritato, non fosse altro perchè prima di lavorare con il Re del pop aveva già diretto – tra le altre – tre pellicole con cui aveva inaugurato altrettanti generi: con Animal house, nel 1978, inventò il filone dei film politicamente scorretti sui college americani, da cui poi avrebbero preso spunto saghe come Porky’s e American Pie; con The Blues Brothers (1980), beh, inutile dire che i film musicali non sarebbero più stati gli stessi da lì in poi; con Un lupo mannaro americano a Londra (1981) rinverdì l’horror-comedy al punto che oggi siamo ancora qui a chiederci se sia un film che fa troppa paura per essere una commedia o se faccia troppo ridere per essere un horror. Se poi aggiungiamo che ogni 24 dicembre riguardiamo sempre con immenso piacere Una poltrona per due – il quale probabilmente ha soffiato a La vita è meravigliosa di Frank Capra la palma di film natalizio per eccellenza – va da sè che Landis un discreto pezzo di storia del cinema l’ha scritto.
Landis per il video di Thriller si affidò di nuovo al mago del trucco Rick Baker, con il quale aveva già lavorato nel succitato Un lupo mannaro americano a Londra (fu proprio il lavoro di Baker a far valere al film il suo unico premio Oscar). Stavolta, a sembrare vero e “bucare” lo schermo non era un licantropo, ma gli zombie coprotagonisti del video, alle prese con la celeberrima coreografia e inquadrati senza troppe remore, da vicino come da lontano, a luce piena come nella penombra, dal momento che la fiducia del regista nel suo truccatore era sempre stata pressochè totale. Insomma, se oggi parliamo di Thriller come del videoclip per antonomasia, molto lo si deve anche – se non soprattutto – a chi c’era dietro la macchina da presa e al suo staff. Adesso però basta parlarne, godiamoci ancora una volta quel meraviglioso gioiello nella sua versione integrale:
A seguire, invece, vi proponiamo la celebre scena della trasformazione da uomo in lupo firmata dalla coppia Landis/Baker nel film che fece venire all’ex Jackson 5 l’idea di un video a tema horror da realizzare con chi di horror – evidentemente – se ne intendeva.
Riguardo a Michael Jackson, infine, vi segnaliamo il nostro ampio ventaglio di ascolti dalla sua discografia, a partire ovviamente da Thriller, il suo sesto lavoro in studio, che vide pubblicati come singoli ben 7 brani sui 9 totali.