Giunti al giro di boa di questa 60ª edizione, è il momento di un piccolo sunto per quanto riguarda il BFI London Film Festival. Con un programma ricchissimo, costituito da più di 200 titoli, è veramente impossibile visionare la totalità delle opere presentate, ma finora l’edizione può dirsi ampiamente soddisfacente. Colpo di fulmine per La La Land e Paterson: il primo è la terza regia di Damien Chazelle – noto al grande publico per Whiplash – ed è un musical che omaggia i classici del genere come Cantando sotto la pioggia o Un americano a Parigi, ergendosi anche al di sopra della media di quei film continuamente citati; il secondo è l’ennesima riuscita opera di Jim Jarmusch, che ad appena tre anni da Solo gli amanti sopravvivono ci consegna un’altra riflessione sul valore dell’arte, vera forza salvifica per l’animo umano, contro ogni ostacolo, ogni estenuante routine quotidiana.

Un’altra perla, che proprio a Londra è stata presentata in anteprima europea, è Manchester by the Sea, tenero e al tempo stesso brutale racconto di vita, con un uomo dilaniato da un dolore impronunciabile, terribile, costretto a tornare nella propria città (abbandonata tempo prima) a causa della morte del fratello. Un film essenziale, doloroso, capace di alternare con assoluta naturalezza momenti disperati ad altri più spensierati. Così come è abilissimo nell’alternanza tra generi Juan Antonio Bayona, che adatta il romanzo young adult A Monster Calls, raggiungendo vette che ricordano il miglior Guillermo del Toro con una spruzzatina ironica alla Sam Raimi.
In bilico, invece, le opere ultime di Park Chan-wook (Oldboy, Stoker) – che con The Handmaiden fonde una gran quantità di generi irresistibili (dramma storico, thriller, melò) restituendo al contempo un quadro visivo altamente formale, ma un po’ troppo manieristico – e della Personal Shopper di Olivier Assayas (una ghost story atipica e stratificata su più livelli, con un’ottima Kristen Stewart), col regista in evidente difficoltà.

Chi ha deluso ampiamente le attese è Bleed For This, biopic sul pugile Vinnie “Paz” Pazienza, che nonostante possa contare su una storia che ha dello straordinario – il recupero dopo un brutto incidente automobilistico e la riconquista del titolo e di una carriera che sembravano perduti inesorabilmente – manca totalmente di originalità nella narrazione, incanalandosi presto nei binari del convenzionale e prevedibile happy end tale. Sulla stessa lunghezza d’onda, ma indubbiamente peggiore, è Trolls, l’ultimo film d’animazione partorito dalla DreamWorks: indirizzato esclusivamente a un pubblico infantile, il racconto appare semplicistico anche per un prodotto simile, con sonore (non c’è termine più azzeccato visto che si parla di musical) cadute di stile che ne minano anche le finalità morali. Da evitare a ogni costo.
La 60ª edizione del London Film Festival proseguirà fino al 15 ottobre, quando Free Fire di Ben Wheatley chiuderà la kermesse.