Musica e intelligenza artificiale (AI). Lo stato dell’arte in un articolo di Jack Needham

Musica e intelligenza artificiale. Lo stato delle cose in un articolo di Jack Needham pubblicato da FACT

In un interessante articolo pubblicato da FACT, Jack Needham ha colto l’occasione fornita dall’uscita di Daddy’s Car (risalente al settembre dello scorso anno) per dare uno sguardo allo stato dell’arte riguardo alla musica composta dai robot, o meglio, dalla loro intelligenza artificiale.

Ricapitolando, l’ormai popolare brano sviluppato ai laboratori parigini Flow Machines è stato creato dall’omonima macchina seguendo un parametro specifico tra quelli disponibili, ovvero la produzione di musica nello stile dei Beatles. La macchina lo ha prodotto dopo aver analizzato qualcosa come 13.000 differenti canzoni appartenenti agli stili musicali più disparati, dal pop al jazz, dalla samba ai musical di Broadway ma, come specifica l’intervistata Fiammetta Ghedini, ricercatrice dell’azienda, è stato necessario l’intervento di un compositore in carne ed ossa – Benoît Carré – per la parte di “production” e per le parti cantate. Mentre per l’AI è stato facile produrre musica continua, ovvero senza un inizio ed una fine, specifica la Ghedini, di tutt’altra complessità è il problema di «fargli creare una classica canzone limitata nel tempo, con introduzione, strofa e ritornello ecc.».

Un altro aspetto di questo argomento è fornito dal prof. Geraint Wiggins della Queen Mary di Londra, citato nell’articolo, che chiama in causa il complicato argomento delle emozioni umane. Emozioni che l’AI riesce ad emulare ma che, spiega la docente, «non comportano alcun risultato artistico di per sé». Inoltre se c’è un aspetto sociologico in tutto ciò, ovvero gli ostacoli che la nostra stessa società pone alla creatività come qualcosa che possa provenire da una macchina, in definitiva c’è un limite oggettivo: «è facile dire ai programmi di imparare una sequenza di note o armonizzare una melodia» ma non siamo ancora arrivati a una nuova forma musicale composta da un AI, struttura del brano musicale compresa. «Sta qui la differenza», spiega Wiggins, «tra riproporre popular music e creare nuova musica artistica».

In conclusione, siamo molto vicini ad una rivoluzione «che porterà le AI a ricoprire molti dei lavori che facciamo», vedi i promettenti sviluppi in tal senso per la casa e per le automobili, ma per quanto riguarda Flow Machine e altri impieghi per la musica ci dobbiamo accontentare di un «supporto alla realizzazione di nuova musica e nuove forme musicali». E questa notizia non è cosa di poco conto, garantisce l’autore dell’articolo, per il cui approfondimento vi rimandiamo a FACT.

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