Neil Young ha annunciato sul sito internet ufficiale che non comprerà più il suo “latte” da Starbucks. La motivazione è da far risalire alla partnership che il colosso dei cappuccini e dei caffè ha stretto con la Grocery Manufacturers Association – in cui milita anche il gigante delle biotecnologie (e delle colture transgeniche) Monsanto – per far causa al Vermont. Lo Stato americano (solo 600.000 abitanti), infatti, la scorsa primavera ha varato una legge che prevede (dal primo luglio 2016) di indicare sulle etichette dei prodotti alimentari gli ingredienti geneticamente modificati, un provvedimento che evidentemente non piace alle corporation del settore alimentare.
In realtà, pare che la stessa legge adottata dal Vermont sia in discussione in altri Stati degli USA, ed è forse questo a spaventare le multinazionali. “Alla Monsanto potrebbe non interessare quello che pensiamo, ma a Starbucks – che invece è un’azienda che si rivolge ad un pubblico – forse sì. Se creiamo abbastanza attenzione [attorno al problema], possiamo spingere Starbucks a ritirare il suo supporto alla causa, e convincere altre compagnie a fare la stessa cosa“, afferma Young.
L’associazione SumOfUS è già al lavoro per aiutare il “piccolo” Vermont – “è il classico scontro tra Davide e Golia“, sottolinea il comunicato di Neil Young – con le enormi spese legali che deve affrontare nel processo; esiste anche una petizione online che si può firmare.
