Terry O’Neill ci ha lasciato un magnifico e al tempo stesso impressionante archivio di immagini che vale un vero e proprio tesoro. Se ne va purtroppo un grande fuoriclasse della fotografia. Basterebbe, ma quasi mi sembra di fargli un torto affermandolo, ricordarlo anche solo per aver documentato i meravigliosi Swinging Sixties, un’epoca di vertiginosi cambiamenti che andavano a coinvolgere molti aspetti e campi della nuova società.

La fortuna di questo gentile fotografo inglese fu indubbiamente quella di vivere in un’epoca dove ebbe la possibilità di incontrare una lunga lista di personaggi così fuori dall’ordinario che è impensabile il futuro ce ne possa riservare di altrettanto incredibili. Twiggy, Frank Sinatra, Brigitte Bardot, Janis Joplin, Mohammed Alì, Winston Churchill, Nelson Mandela, la Regina Elisabetta… Eppure gli aficionados della musica hanno più a cuore i suoi scatti rivolti a quegli artisti rock che invece avevano creato un nuovo modo di fare musica.
Partendo dai Beatles, Chuck Berry e i Rolling Stones e passando per Rod Stewart, Elton John, Tina Turner, Alice Cooper, AC/DC, Led Zeppelin, Bruce Springsteen, Eric Clapton… fino a David Bowie. Sì, soprattutto lui. Perché senza le testimoniante fotografiche di O’Neill, Bowie non sarebbe stato lo stesso attraente ed eccentrico artista, entrando prima nell’immaginario dei suoi accoliti più fedeli e poi in quello della coscienza popolare. Solo poche settimane fa ne recensivo la sua ultima esaustiva pubblicazione.
È strano, perché Terry non realizzò alcuna vera e propria copertina dei dischi del Duca Bianco, eppure i suoi scatti per le riviste, quelli dal set del film di Nicholas Roeg (The Man Who Fell To Earth) o gli strambi e teoricamente impossibili shooting del cantante in compagnia di Liz Taylor e William Burroughs, oppure ancora quelli con un grossissimo segugio, posseggono la medesima o superiore valenza ed evocazione. Tutto questo per il frutto di un eccezionale istinto e una innegabile professionalità del fotografo stesso. Più la capacità di infondere nell’emulsione dei negativi una sottile ed educatissima ironia.

E poi il cinema. Lui che aveva “tradito” l’Inghilterra per Hollywood, muovendo addirittura qualche passo nella produzione cinematografica, sposato Faye Dunaway e immortalato come forse nessuno aveva saputo fare prima di lui Audrey Hepburn, Paul Newman, Romy Schneider e Sean Connery. Giusto per citarne alcuni. Non riesco a pensare a nessun altro, nell’ambito del ritratto fotografico in bianco e nero, che abbia raggiunto dei vertici così alti di eleganza, ma anche con il colore non se la cavava affatto male. Persino quando qualcuno lo avrebbe potuto considerare fuori dai giochi, tirava fuori uno scatto di assoluta sensibilità, come quelli ad Amy Winehouse oppure a Freddie Mercury in compagnia di Montserrat Caballé.

Solo un mese fa Terry ha ricevuto dalle mani del Principe William l’onorificenza di Commander of the Order of the British Empire, a Buckingham Palace. Era stato costretto a recarvisi su una sedia rotelle, lui che era abituato a piegarsi, contorcersi e assumere le più strane posizioni per ottenere la migliore angolazione attraverso il proprio obiettivo.
Nel corso di una intervista mi aveva confessato che il suo unico rammarico era di non essere riuscito a scattare qualche foto a Marilyn Monroe. Anche con lei, sono sicuro, sarebbe scaturito uno shot irripetibile. La nostra fortuna invece è avere la possibilità ammirare, quante volte vogliamo, quelle che considero vere opere d’arte.
La sua agenzia pubblicitaria, la Iconic Images, ha tra le fila della sua scuderia un numero ragguardevoli artisti, ma sapeva bene che O’Neill era il campione purosangue numero uno, così negli ultimi anni ha potuto attingere al suo personale archivio, sfornando un numero ragguardevole di favolose pubblicazioni editoriali. Di fatto sistematizzandolo e recuperando qualche volta preziose immagini di sessioni dimenticate o ritenute perdute. Se non vi basta la versione digitale, io credo che Terry, questo fotografo della vecchia scuola, apprezzerebbe che noi sfogliassimo su carta qualcuno dei suoi fantastici e indelebili scatti.
