In questi giorni la stampa sta dando ampia risonanza alle discussioni circa il corretto svolgimento della prossima edizione del Festival di Sanremo, ancora condotto da Amadeus e Fiorello e con Matilda De Angelis ed Elodie rispettivamente co-conduttrici per una serata, oltre a Achille Lauro e Zlatan Ibrahimovic ospiti fissi.
Mentre si discute infatti sulla possibilità di avere il pubblico in sala, nonostante i pericoli derivanti dal contagio da COVID-19, il direttore del Teatro Nazionale di Genova Davide Livermore incendia la polemica facendosi portavoce della sofferenza dell’intero settore:
Tutti i teatri sono in sofferenza, sono arrabbiati e indignati, ma siamo stati alle regole, ora però con Sanremo non ci stiamo, è discriminazione politica.
Sotto la lente di Livermore finisce anche la recente indiscrezione del voler coinvolgere dei figuranti contrattualizzati trasformando l’Ariston in uno studio televisivo con pubblico pagante o invitato, fenomeno attualmente proibito dalle misure anti-COVID:
Assisteremo a Sanremo con il pubblico in sala? Allora noi apriremo i teatri e sul palco ci sarà il nostro festival: primo concorrente Shakespeare. Davanti a Sanremo con gli spettatori dal vivo, il teatro italiano tornerà militante. (…) Noi staremo alle regole, se valgono per il Festival valgono anche per noi: riapriamo e riempiamo di comparse contrattualizzate i nostri teatri. Si ha un’idea di quanta gente del mondo teatrale, dagli attori ai tecnici, è senza lavoro da mesi? E ogni comparsa potrebbe fare una donazione al teatro, che sarà il costo del biglietto. E tutti saranno tamponati.
Infine, sugli introiti pubblicitari che la Rai incasserà dal prossimo Festival:
Ridistribuisca sul mondo della cultura. Il teatro non si occupa di promozionare case discografiche o tour come fa Sanremo.