Dopo averlo a lungo ritardato, SoundCloud ha finalmente attivato un servizio di streaming a pagamento. Attivato per il momento soltanto negli Stati Uniti, SoundCloud Go, ha un costo di 9,99 dollari al mese e dà ai sottoscrittori la possibilità di scaricare le tracce dalla popolare piattaforma, accedere ad un catalogo decisamente più ampio sul lato delle produzioni major (con pubblicazioni dei cataloghi Sony, UMG, Universal, Merlin e Warner) e, non ultimo, riprodurre gli streaming senza pubblicità.
Eric Wahlforss, co-fondatrice dell’azienda, assicura che Go darà la possibilità sia ad artisti affermati e sia underground di offrire più contenuti musicali, ribadendo che chiunque abbia già sottoscritto un abbonamento PRO potrà acquistare il nuovo servizio ad un prezzo ridotto di 4,99 dollari. «Ora che Soundcloud ha concluso tutta una serie di accordi con le major discografiche e le etichette indipendenti», assicura Wahlforss, la piattaforma di streaming può «iniziare a pensare in termini differenti al proprio futuro». Il servizio, già da quest’anno e risolte alcune complicazioni legali e burocratiche, sarà esteso a numerosi altri Paesi, tra cui probabilmente anche il nostro.
In risposta al lancio americano di Go, non sono state poche le testate statunitensi che hanno espresso le loro perplessità riguardo al neonato servizio: COS, in particolare, ha pubblicato un articolo in cui ha evidenziato come il catalogo offerto ai sottoscrittori non sia così imponente (tolte le 110 milioni di canzoni caricate dagli utenti, il totale dei brani offerti in più ammonta a 15 milioni, giusto la metà rispetto ai 30 milioni dei concorrenti), ma anche come la mancanza di molti artisti major (Rihanna, Jack White e co.) non sia da sottovalutare e che il rischio di perdere i suoi più fedeli seguaci è concreto (circa 2 milioni di creativi che hanno sempre visto la piattaforma come un’alternativa al sistema delle major potrebbero reagire negativamente davanti all’ennesima piattaforma che paga una miseria i propri artisti). Infine, la più seria delle critiche mosse al portale viene di conseguenza ai punti sopracitati e riguarda un prezzo in linea con quelli di Spotify e Apple music, ovvero un abbonamento mensile che risulta pericolosamente alto rispetto all’offerta complessiva.