La bomba mediatica che ha investito Brian Warner in arte Marilyn Manson dopo le accuse di Evan Rachel Wood (e altre donne) sta ancora deflagrando attraendo a sé numerose persone, tra vittime, collaboratori e conniventi. Trent Reznor, chiamato in causa per via di un aneddoto contenuto in una vecchia autobiografia del rocker, The Long Hard Road Out of Hell, ne ha pubblicamente preso le distanze ribadendone la falsità.
L’antefatto di questa storia riguarda la condivisione, via social media, di frammenti di quel libro scritto dallo stesso Manson in collaborazione con Neil Strauss alla fine degli anni ’90. Gli stralci fanno riferimento a una notte in cui i due avrebbero molestato una donna ubriaca. Aneddoto che lo stesso rocker aveva ricondotto al motivo del loro sodalizio in un’intervista mai pubblicata – perché impugnata dall’editore – dall’Empyrean Magazine nel 1995, specifica Pitchfork.
Secondo la versione di Brian Warner i fatti summenzionati risalgono alla notte precedente la firma del contratto con Nothing Records, la label fondata da Reznor e John Malm Jr. che ha in seguito pubblicato gli album Portrait of an American Family e Antichrist Superstar.
I really don't think anyone is ready for the extent to which this Marilyn Manson reckoning is going to have to involve Trent Reznor pic.twitter.com/dkYDmtfLKG
— Jude Ellison S. Doyle (@sadydoyle) February 2, 2021
Nel 2009, Reznor, in un’intervista concessa a Mojo, aveva descritto Manson come un tipo maligno e machiavellico che «avrebbe calpestato chiunque pur di oltrepassare ogni limite di scorrettezza». Warner, dal canto suo, aveva affermato a Zane Lowe nel 2017 che i due si erano riconciliati menzionando una email scritta proprio da Reznor in cui si rammaricava del fatto che «la musica non fosse più pericolosa come una volta», e che «non era manco parente di quella che avevano prodotto loro ai tempi».
Il che non coincide con la dichiarazione del leader dei NIN di queste ore, che scrive a chiare lettere che la sua antipatia per Manson come persona è risaputa da anni e che ha rotto con lui circa 25 anni fa («Il passaggio della sua autobiografia è completamente falso. Mi ha fatto infuriare allora e lo stesso effetto mi fa oggi»).
Tornando all vicenda, partita dalle dichiarazioni di Evan Rachel Wood che hanno dato un nome e un cognome all’autore delle violenze da lei subite (e dettagliate in due deposizioni davanti alle autorità statunitensi nel 2018 e 2019), Manson è stato scaricato da Loma Vista, la sua label, e dai cast di American Gods e Creepshow. Inoltre una delle capostipiti del movimento #metoo, Rose McGowan, prendendo le difese dell’attrice, ha esortato chiunque a smascherare e scardinare ciò che lei chiama “La setta di Hollywood, della fama e dell’industria musicale”, ovvero il sistema che protegge i predatori sessuali «lasciandoli liberi di agire e rovinare la vita di altre persone». Anche Dita Von teese, altra celebre ex del rocker, ha nel frattempo rilasciato una dichiarazione, specificando che nel suo caso niente di ciò che è emerso dalla vicenda Wood le è personalmente accaduto durante i sette anni in cui sono stati assieme (di cui uno circa da sposati, nel 2005).
Per quanto riguarda l’origine della collaborazione tra Manson e Reznor, vi rimandiamo alla recensione di Francesco Locane del summenzionato Portrait Of An American Family.