Recensioni

7.2

Più che immergerci nelle atmosfere di un gelido paesaggio invernale, così come suggerisce l’artwork,  ⁄handlogic sembra piuttosto ricreare l’immagine della casa di Le Corbusier, frutto di un’architettura minimalista che lavora per sottrazione ma che nonostante l’incredibile design è nata per rispondere principalmente alle esigenze umane.
L’EP d’esordio della omonima band fiorentina è costruito sulla ricerca dell’essenziale e si arricchisce solo di sonorità funzionali, riuscendo comunque a fuggire un senso di sterile algidità e a circondarsi di un’aura di elegante completezza, nel suo minimalismo. Per farla breve, ⁄handlogic potrebbe essere la realizzazione discografica del celeberrimo motto: “Less is more”.

“Essenziale” in questo caso non è sinonimo di “semplicità” ma il frutto di una ricerca sonora meticolosa e ragionata; non poteva essere diversamente per i tre ragazzi, che affiancano la produzione musicale allo studio in conservatorio. L’ossatura delle quattro tracce che compongono l’Ep è costruita su basi minimali con bassi profondi, su cui si adagiano con facilità melodie morbide molto vicine al mondo del nu-soul. In  ⁄handlogic la sperimentazione elettronica dei primi anni 2000 che abbiamo conosciuto con Amnesiac dei Radiohead e ancora prima con Shrink dei Notwist incontra la morbidezza di James Blake (Earplugs), si mischia con un gusto più pop dal sapore puramente britannico à la Alt-J e si arricchisce di inserti jazz (Arles), strizzando anche un occhiolino al trip-hop (Oroboro).

Un esordio tutto italiano che con gli inglesi, oltre alle sonorità, condivide l’eleganza.

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