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Tra un mese Jeff Mills uscirà con Lost In Space EP, un nuovo incontro per lo storico producer con il mondo della classica dopo vari progetti e pubblicazioni in tal senso che lo hanno visto collaborare con ensemble da tutto il mondo, come l’Orchestra Sinfonico do Porto, la BBC Symphony Orchestra, la Melbourne Symphony Orchestra, la Detroit Symphony Orchestra e altre ancora. Nel nuovo disco troveremo quella nazionale di Tolosa, e non sarà altro che l’ultimo di una ormai lunga lista di produzioni dove beat e macchine di marca techno vengono ricollocati all’interno di partiture di prestigiosi ensemble.

Dalle prime contaminazioni prodotte da Mills e dalla Deutsche Grammophon con la serie Recomposed (attivata nel 2008 con l’ottimo lavoro di Carl Craig & Moritz von Oswald), sono passati più di 10 anni, e in tutto questo tempo abbiamo avuto poche ma buone soddisfazioni a fronte di tante, troppe, operazioni pretenziose figlie della voglia di appropriazione di spazi culturali prima preclusi. Il matrimonio tra house, techno, ensemble e orchestre, nelle forma più prevedibile, vedi anche le svariate collaborazioni attivate in seguito da Craig, ha già dato e non è più una novità, pertanto è giusto essere severi nel momento in cui ci troviamo ad ascoltare nuovi progetti di questo tipo.

Actress, dall’incontro con la London Contemporary Orchestra, aveva già ricavato materiale poi confluito nella sua ultima prova lunga, l’ottimo AZD, che per il sottoscritto già si posiziona come uno dei lavori dell’anno. Audio Track 5 è il prodotto di una session congiunta avvenuta a ridosso del concerto one off, commissionato e curato da Boiler Room, tenuto al Barbican di Londra a febbraio dello scorso anno (e replicato al Strelka Institute di Mosca, sempre nel 2016), in cui il producer – recito la nota stampa – utilizzando l’orchestra come un “nuovo strumento” ne aveva registrato e manipolato il suono dal vivo, proponendo un approccio e metodo personali rispetto, ad esempio, alla remote orchestra di Aphex Twin che si esibì proprio qui qualche anno prima. Come prevedibile, e differentemente dall’irruenza di un Tristano, Cunningham distilla un suono acustico, essenzialmente vivido e “tedesco”, assimilabile a quello prodotto dalla Brandt Brauer Frick (soprattutto nella prima delle tre versioni), ottenuto cioè intersecando strutture techno e idm (beat, bass, floricoltura di note tamburellanti, tutto sintetico) ai tasti, al pizzicare delle corde, alla percussione della stessa cassa dello strumento, e – immaginiamo – altri escamotage da piano preparato di cageana memoria. Tre le varianti proposte, con la seconda a riproporre la prima al ralenti, e una terza, la più lunga (quasi dieci minuti) a destare l’attenzione. Qui sono la kosmische musik e il noise a soffiare sideralmente sotto gli sparuti archi dell’Orchestra, con la musica ad assumere un tono arcano e spaziale à la Tangerine Dream e Ash Ra Tempel (quelli di Manuel Göttsching). Complessivamente, al netto delle immagini e della live performance (a cui sfortunatamente non abbiamo assistito), il mero ascolto non è di certo imprescindibile.

Un qualcosa di leggermente più interessante arriva da GASP!, l’EP di Zomby che, parallelamente a Darren, ci regala una prova “suonata”, seppur in proprio, la prima ad utilizzare macchine analogiche registrate live direttamente in digitale. Anche qui tre tracce in cui gli stretti loop di una techno soffiata su umbratilità IDM incontrano snare (GASP!), bassi e tastiere suonate old school (ZKITTLEZ), hi-hat e beat eseguiti dal vivo tramite hardware. Sono dj tool sabotati, in pratica. Non funzionali al mix appunto, perché l’autore della produzione ci ha suonato sopra. Anche qui la migliore del lotto è la conclusiva ZPrite, un affondo più morbido, umorale e con respiri convertiti in noise che fanno tanto Black Lodge (quella di Twin Peaks) e altre essenziali trovate arrangiatve.

7 Settembre 2017
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