Aphex Twin (UK)

Biografia

A come Aphex Twin

Proviamo a compilare la voce enciclopedica dedicata a Richard D. James, mettendo ordine nella sua discografia. Parole chiave: acid, techno, ambient, IDM, drill’n’bass, genio.

Quando si parla di Richard D. James ogni elemento biografico va preso con le molle. Le sue non frequenti interviste si sono spesso risolte (almeno fino a qualche anno fa) o in monosillabi o in estemporanee invenzioni, magari anche per colpa degli intervistatori, come dimostra lo spassoso episodio russo del 1994 rivangato da FactMag. Ma anche nei momenti di maggiore espansività, come in occasione dell’uscita dell’album SYRO nel 2014, nell’ambito di una delle campagne mediatiche meglio orchestrate degli ultimi anni, si fa fatica a prendere per oro colato tutte le informazioni lasciate trapelare, sempre al limite dell’aneddotica e della boutade (una mappa delle interviste syriane è disponibile qui).

Il ghigno caricaturale che nel tempo è diventato uno dei più riconoscibili elementi della sua iconografia non è lì per caso: il suo senso dell’humor, al tempo stesso diabolico e infantile, pervade tutto ciò che lo riguarda, al punto che anche elementi in teoria rilevanti come l’origine del suo alias più fortunato non sono assolutamente certi.

Davvero “Aphex” deriva da Aphex Systems Ltd., società americana produttrice di equipaggiamenti audio? Non è più probabile una semplice storpiatura di “Acid”, con il pH preso dalla chimica? E “Twin” sarebbe un omaggio ad un supposto non-fratello omonimo nato morto tre anni prima della nascita di Richard (la cui tomba sarebbe quella ritratta sulla cover dell’EP Girl/Boy del 1996)? O forse è più plausibile un riferimento a Tom Middleton, cofirmatario di uno dei pezzi del primo EP ufficiale ed effettivamente nato il suo stesso giorno e anno? Ma soprattutto: è così importante saperlo? Limitiamoci ai dati strettamente necessari e concentriamoci sulla sua carriera musicale, anch’essa disseminata di trabocchetti (i tanti moniker utilizzati, produzioni catalogate e mai ufficialmente uscite, ecc.) che sembrano essere messi apposta per far inciampare l’incauto compilatore della voce enciclopedica dedicata ad una delle figure più influenti e riverite della storia della musica elettronica.

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Cornish Acid

Nato il 18 Agosto 1971 in Irlanda (a Limerick), ma cresciuto in Cornovaglia (a Lanner, piccolo paese vicino a Redruth), già dalla metà degli anni ottanta James comincia a sperimentare con strumentazioni elettroniche di recupero e si esibisce come DJ nei locali della zona. In uno di questi, il Bowgie di Newquay, entra in contatto nel 1989 con Grant Wilson-Claridge, altro DJ cornish che, incuriosito dal fatto che James nei suoi set utilizzava cassette con materiale proprio, lo coinvolge nella fondazione dell’etichetta Rephlex, con l’obiettivo di promuovere (come recitava il Manifesto della label) “l’innovazione nelle dinamiche dell’Acid” producendo “techno” di qualità, principalmente per i dancefloor ma anche per soddisfare il crescente interesse verso l’”electronic listening music”. Ricostruire l’ordine esatto del catalogo della Rephlex è impresa ardua, a cominciare dal numero CAT001: il singolo Bradley’s Beat, “scritto e prodotto da Brad Strider”, presenta il 1991 come anno di copyright ma circola ufficialmente a partire dal 1995 (ne girano due versioni, dove la Part One è la stessa, ma con le Part Two completamente diverse). Ritmi più basici che acidi, banali e sempliciotti: è questa la prima pubblicazione di Richard D. James? Che sia lui è quasi certo (nel 1993 sempre per la Rephlex uscirà un altro 12” denominato “Strider. B. introduces Bradley’s Robot” di più sicura attribuzione), ma il singolo non sarà mai riconosciuto. Anche il CAT002 è un mistero: inserito come “4 track double 7”” a firma Q:Chastic in un primo elenco di produzioni a catalogo compilato nel 1992 da Wilson-Claridge, il prodotto non verrà mai rilasciato. Unico reperto: il brano intitolato proprio CAT002 di Q-Chastic contenuto nella compilation The Philosophy Of Sound And Machine, pubblicata nel gennaio 1992 solo su CD da un’improvvisata joint venture tra la Rephlex e la Applied Rhythmic Technology (ART) di Kirk Degiorgio. Il disco fornisce un’istantanea dello zeitgeist del periodo, con la partecipazione, sotto vari pseudonimi, di vari esponenti della scena acid techno inglese: lo stesso “As One” Degiorgio, B12, Black Dog Productions, e Mike Cullen/Mike Dred/Kosmik Kommando (nel primo periodo solo altro artista ad essere pubblicato dalla Rephlex oltre a James, e poi con lui coinvolto nel progetto Universal Indicator). A James sono attribuiti tre tracce delle compilation, firmate con gli alias Q-Chastic, Soit P.P. (n.IASP suona vagamente simile a Ptolemy di Selected Ambient Works 85-92) e Blue Calx (il brano omonimo ricomparirà pari pari nel 1994 come unica traccia titolata in SAW Vol.II). Tra i ringraziamenti riportati nella inner sleeve del CD (dall’esplicativo sottotitolo “A collection of Electronic Music… for Dance and Thought”) spiccano significativamente i numi tutelari di Detroit: Carl Craig, Derrick May e Juan Atkins.

Sta per prendere forma l’Intelligent Dance Music, ma per ora la definizione coniata dalla Rephlex è “Braindance”.

La prima produzione ufficiale a nome The Aphex Twin esce nel settembre 1991 per la Mighty Force Records (e secondo The Guardian il momento rientra tra i 50 eventi chiave dell’intera storia della dance music): l’EP Analogue Bubblebath contiene in nuce già tanti dei temi topici della carriera di James.

La traccia iniziale e omonima è programmatica, unendo una base ritmica acidamente 808 a linee di tastiere trance-ambient, il tutto punteggiato da gradicidanti bolle synth. Nel mezzo della pastosa hardcore Isopropophlex, di cui la quarta traccia AFX2 è una sorta di industriale e distorto remix, fa umoristicamente capolino la voce di Julie Andrews di Tutti insieme appassionatamente, cantando “The flowers that bloom in the warmth of the sun, are there to be loved by everyone” (ritroveremo altri sample della Andrews in Italic Eyeball – Caustic Window, 1992 – e in Supremacy II – Polygon Window 1993). I poliritmi breakbeat di En Trance To Exit sono realizzati con la collaborazione di Schizophrenia, ovvero il “twin” Tom Middleton, futuro global communicator.

Nel dicembre 1991 vede la luce per la Rabbit City Records il white label a 45 giri Analog Bubblebath Vol 2, contenente la seminale Digeridoo (per il momento nominata Aboriginal Mix), ipnotico etno-breakbeat lanciato a 146 bpm (ma c’era anche chi, rallentandola a 33 giri, la suonava in una versione downtempo a 106 bpm), che porta James all’attenzione della scena techno-acid internazionale.

Tra maggio e giugno del 1992, per la R & S, fondamentale etichetta belga specializzata in produzioni techno, esce a nome Aphex Twin la doppietta di 12” Digeridoo (che, oltre alla traccia omonima e una versione di Isopropophlex, rinominata Isoprophlex, presentava le altrettanto abrasive Flap Head e Phloam) e Xylem Tube E.P. (nella cover del quale compare per la prima volta il famoso logo futuristico creato dal designer Paul Nicholson – nel febbraio del 2017 ne verranno resi pubblici i disegni preparatori), con 158 bpm come punta massima di velocità raggiunta da Tamphex, contenente sample tratti direttamente dalla pubblicità degli assorbenti interni: “are you one of those girls for whom time stands still, once a month? / Why stop when your period starts?”).

Tutta questa frenesia hardcore techno sarà poi riassunta nell’uscita del 1995 Classics (R & S Records), che raccoglie i due EP Digeridoo e Xylem Tube, più Analogue Bubblebath, Metapharstic (traccia originariamente apparsa nella compilation Mayday – A New Chapter Of House And Techno ’92), due remix di We Have Arrived di Mescalinum United (ritenuto “il primo pezzo hardcore techno” della storia) e una storica versione di Digeridoo suonata live in Cornwall nel 1990. Un altro utile strumento per fare un po’ d’ordine nelle produzioni di James del periodo è la Compilation, uscita nel 1998, che raggruppa quasi tutte le tracce pubblicate dalla Rephlex dal 1992 al 1993 a nome Caustic Window (gli EP Joyrex J4, J5, J9i e J9ii). Anche qui troviamo distorte, ipersaturate, acide tracce breakbeat dai 147 bpm in su (Joyrex J4, AFX 114, Astroblaster, Joyrex J5, Fantasia, The Garden Of Linmiri, quest’ultima poi utilizzata per il famoso spot Pirelli con Carl Lewis) affiancate da brani più ambient/IDM non selezionati per i progetti più rilevanti (Cordialatron, Italic Eyeball – dove la già citata Julie Andrews ripete, anche al contrario, “Perhaps I had a wicked childhood”, On The Romance Tip – che cita forse inconsciamente la Grande Porta di Kiev di Mussorgsky…) e altri episodi minori. Degno di nota il 10” picture disc catalogato come 009i, edizione limitata a 300 copie, che presenta le immagini fotografiche della TB-303 Bass Line (lato A – Humanoid Must Not Escape, che cita il videogame Berzerk e altre frasi dall’Uomo che cadde sulla terra) e della TR-606 Drumatix (lato B – Fantasia, con esplicito sample tratto dal porno “Seka’s Fantasies”, da cui un’altra citazione verrà utilizzata per Come On You Slags! in …I Care Because You Do), strumenti-feticcio Roland per tutta la generazione techno. Dalla Compilation rimangono fuori solo Pop Corn, nel quale James affronta alla leggera il remix breakbeat dell’immortale moog tune, uno dei temi obbligati della dance elettronica (solo nel 1992 si contano almeno altre otto diverse versioni), e la quarta traccia non intitolata di J5, identificata come R2-D2 per l’uso di suoni del droide di Star Wars. Rimanendo tra i divertissements: nel maggio 1992 James, con il moniker Power-Pill, riveste di breakbeat over 130 bpm la musica di Pac-Man (12”, label Ffrreedom).

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Artificial Intelligence & Selected Ambient Works

Nel luglio del 1992 viene pubblicata la prima risposta Warp alle sempre più pressanti richieste del mercato per l’“electronic listening music”: “Quel suono, infarcito di sci-fi alle volte cupa e altre estatica, insaporito talvolta di acidità e spezzante del break che nasce dall’hop ma che subito lo travisa, si impone subito come moda e piccolo business” (E. Bridda / M. Braggion). Nella compilation Artificial Intelligence, la prima uscita della serie omonima, Richard D. James apre le (non) danze firmando come The Dice Man l’ouverture Polygon Window, davanti a Musicology (cioè i B12), Autechre, I.A.O. (cioè Ken “Black Dog” Downie), Speedy J, UP! (cioè Richie Hawtin) e il Dottor Alex “The Orb” Patterson. E nel 1992 si fa ancora in tempo a vedere l’uscita (per la Apollo, sublabel della R & S) del primo album di Aphex Twin, storica pietra miliare dell’ambient techno (e migliore album degli anni Novanta per FactMag): Selected Ambient Works 85-92 è uno dei più compiuti risultati della commistione di elementi tratti dalla tradizione kosmische kraut (passando per l’esperienza profetica di E2-E4 di Manuel Göttsching) e di reminiscenze minimalistiche (Riley, Reich, Glass) con i ritmi delle drum machines su cui si è edificata la house. Rispetto ad altre release del periodo (LFO, The Orb, Biosphere) le tracce qui raccolte (che, se vogliamo dar retta alla datazione suggerita dal titolo, risalirebbero a lavori realizzati da un James quattordicenne) spiccano per creatività e ampiezza di ispirazione. I limiti della tecnologia disponibile ai tempi diventano un punto di forza, evidenziando l’artigianalità delle composizioni: il suono è nebbioso ed etereo, le sequenze di synth pastosamente risonanti. Tutto è al posto giusto: il sognante sample vocale di Xtal, la risacca elettrica in background di Ageispolis, l’Eno che dura poco più di un minuto di I, i suoni tratti da Robocop di Green Calx, gli echi cosmici kraut in Schottkey 7th Path, i riflessi industrial di Hedphelym, l’acid house di Delphium… La frase da Willy Wonka (“we are the music makers and we are the dreamers of dreams”) colloca l’album in una precisa dimensione temporale: la citazione è una delle più usate nella scena techno-acid del periodo (vedi 808 State e Pied Piper N.R.G.).

Nel gennaio 1993 la Warp pubblica il secondo disco della serie Artificial Intelligence: Surfing on Sine Waves, firmato da James con l’alias Polygon Window, segna indelebilmente la strada IDM della label inglese e prosegue l’esplorazione di territori elettronici al confine tra rave techno (Quoth, che uscirà anche come singolo, Supremacy II, Quixote), ambient techno (le linee melodiche di Audax Powder If It Really Is Me) ed evoluzioni acid (la settima traccia senza titolo). Quasi contemporaneamente, nel febbraio 1993, la Rephlex presenta il terzo volume di Analogue Bubblebath (a nome AFX, a cui verranno attribuiti sia i due volumi precedenti in riedizione che i due successivi), in due versioni: il vinile è accompagnato da indicazioni turistiche su luoghi interessanti della Cornovaglia (!) e dalle istruzioni su come ascoltare .0180871, che in realtà è composta da due tracce, una nel canale destro e una nel sinistro; il CD contiene cinque tracce in più, splittando inoltre .0180871). Il 1993 vede anche l’uscita, sempre per la Rephlex, di uno dei due EP della serie Universal Indicator (dal sistema chimico per indicare in ph l’acidità) attribuibili a James: l’EP rosso, catalogato significativamente TR 606, è forse una delle produzioni più intransigentemente acid di sempre (il triplo vinile blu è del 1995, ed è di attribuzione meno certa). L’anno si chiude con la pubblicazione dell’EP On, prima uscita per Warp con l’alias Aphex Twin: l’ennesima originale commistione di asprezze hardcore e inquietanti linee melodiche ambient.

Il 1994 è l’anno di Selected Ambient Works Volume II, il secondo album pubblicato a nome Aphex Twin: “un classico che ha fatto e che fa ancora scuola. Immortale”, dice Marco Braggion nella sua recensione. I tre LP o due CD (che qualcuno ha provato a suonare contemporaneamente, trovando un inaspettato – casuale? – assonante amalgama sonoro) compongono “uno dei più importanti lavori elettronici del Novecento” (C. Zingales), dove il lato rave dance viene del tutto accantonato per approfondire il concetto di “ambient” in 25 (24 nella versione in CD, per ragioni di spazio: la #19 è recuperabile nella compilation Excursions in Ambience: The Third Dimension) astratti, sospesi, bozzetti. Le tracce non sono intitolate (a parte Blue Calx, apparsa come già ricordato nella compilation Art/Rephlex del 1992), ma nelle liner notes ognuna è appaiata ad un’immagine.

Loop eterei, sognanti, ma a volte disturbanti: un caleidoscopio monocromatico tra estasi e incubo, che porta alle estreme conseguenze il perseguimento dell’obiettivo della “musica elettronica d’ascolto”, prendendo il testimone della ricerca verso quella “musique d’ameublement” che da Satie, passando per Cage, aveva portato a Eno.

Un’opera così rigorosa nel suo approccio minimale che c’è chi la considera un elaborato scherzo nei confronti della scena elettronica del periodo (così come avverrà, anni dopo, per Drukqs: ciò che si fa fatica a incasellare si smonta…). Qualche mese dopo SAW II, la Warp, battendo sul chiodo-James finché è caldo, pubblica l’EP GAK, raccolta di quattro non memorabili esercizi techno tratti da demo inviate alla label nel 1990, mentre in agosto esce per la Rephlex il quarto episodio della saga hardcore techno Analogue Bubblebath. Il 1994 sarebbe stato anche l’anno di uscita per la Rephlex del primo album a nome Caustic Window: registrato e catalogato come CAT023, il disco dovrà aspettare vent’anni per essere reso pubblico (solo due brani, Cunt e Phlaps, erano comparsi in due compilation del periodo), attraverso una raccolta fondi via Kickstarter per finanziare il rippaggio digitale di una delle quattro copie della prova di stampa in vinile.

1995. Aphex vs. Stockhausen

1995. La pubblicazione in aprile di …I Care Because You Do, terzo album di Aphex Twin (Warp), anticipato di qualche settimana dai due EP di remix di Ventolin (la punta più spigolosa e claustrofobica del lavoro, con trapananti altissime frequenze che simulano il tinnito), riprende le tesi di Polygon Window e On, attingendo ancora allo stesso mondo sperimentale e cinematronico (quasi metà delle tracce dell’album provengono da sessioni del 1990 e del 1993), insistendo sul versante melodico (vedi gli sviluppi quasi pop di Alberto Balsalm), ma con avvisaglie di inviluppo creativo. Prosegue l’ironia di fondo: sulla copertina compare una prima versione, autoritratta, del famoso ghigno aphexiano; i titoli sono spesso anagrammi autoriferiti (Acrid Avid Jam Shred -> Richard David James; The Waxen Pith -> The Aphex Twin; Cow Cud Is Twin -> Caustic Window) o citazione di prodotti commerciali: l’antiasmatico Ventolin, lo shampoo Alberto Balsa(l)m.

Alla fine del 1995 The Wire ospiterà un gustoso scambio a distanza tra Karlheinz Stockhausen e James, con il primo che, ascoltando Ventolin e Alberto Balsam, consiglia ad Aphex Twin di ascoltare il suo Gesang Der Jünglinge così “la smetterebbe subito con tutte quelle ripetizioni post-africane, e cercherebbe invece cambi di tempo e di ritmo”, e il Nostro che replica: “penso che lui dovrebbe ascoltare la mia Digeridoo, così la smetterebbe di fare astratti pattern casuali che non si possono ballare”.

L’EP Donkey Rhubarb, di poco successivo (agosto 1995, Warp) riassume il tutto e rilancia, con la festosa title track dai rimandi orientaleggianti (popolarizzata da MTV come sigla del programma mattutino), i poliritmi a 140 bpm di Vaz Deferenz, la marcia sinfonica di Pancake Lizard e l’orchestrazione di Philip Glass di Icct Hedral che enfatizza il quarto di discendenza nobile (la casata del minimalismo colto) dell’elettronica aphexiana (James restituirà in seguito il favore, remixando Heroes dall’omonima postmoderna sinfonia). E’ plausibile datare 1995 altri due reperti mai ufficialmente pubblicati dalla Rephlex ma circolanti nel sottobosco della rete e facilmente reperibili anche su youtube (nel 2014, seguendo l’onda generata dalla riesumazione dell’album Caustic Window, verranno messi in vendita su ebay i due relativi test pressing in vinile, confermandone l’attribuzione ad AFX): le oblique Melodies From Mars, raccolta di dodici sghembe e inventive tracce che sembrano pensate per essere utilizzate come soundtrack di videogame vintage (due delle quali – Fingerbib e Logan Rock Witch – corrispondono alle versioni demo ma già complete di brani che verranno inseriti nel Richard D. James Album del 1996, mentre gli archi pizzicati dell’ultima melodia sono una preparazione a Girl/Boy) e l’interessante Analogue Bubblebath 5 (che nel 2005 una ventina di clienti hanno ricevuto a sorpresa dalla Rephlex a compensazione di ritardi nella consegna), che condensa in nove pezzi i risultati degli ultimi esperimenti con i macchinari analogici (da segnalare in particolare lo sviluppo complesso e intrigante della prima traccia, oltre nove minuti) e che si conclude con Cuckoo, già presente nel vol. 4. Sono questi gli ultimi esempi sulla lunga distanza della prima stagione “analogica” di James, forse all’epoca non pubblicati ufficialmente perché da lui stesso già sentiti come superati.

Nel 1995 si intensificano gli impegni di James come remixatore sui generis, attività svolta saltuariamente già dal 1992: spiccano i lavori per Nine Inch Nails, Gavin Bryars e Wagon Christ, ovvero il conterraneo e amico Luke Vibert. Ed è proprio in particolare nella produzione per quest’ultimo, pubblicata nel settembre 1995 nell’EP Redone (l’originaria Spotlight è assolutamente irriconoscibile), che incontriamo il primo ufficiale approccio di James verso la tecnica compositiva definita “drill and bass”: l’estremizzazione del breakbeat jungle, mediante complessità ritmiche sparate a velocità folli, impossibili in natura e realizzabili solo attraverso il computer, di cui proprio Vibert (con gli EP Plug), Tom Jenkinson alias Squarepusher (con l’EP Conumber), e James, con i due EP Hangable Auto Bulb (ottobre e dicembre 1995, Warp), costituiscono in quest’anno la trinità creatrice. Firmati AFX, i quasi anagrammi di Analogue Bubblebath non si limitano a rimescolare le carte, ma introducono (per pochi, tenuto conto della limitatezza delle edizioni, almeno fino alla riedizione su CD dieci anni dopo) le sperimentazioni digitali che diventeranno di lì a poco l’ossatura delle sue opere più famose, innestandole nella falsariga aphexiana fatta di humor (i sample di bambini in Children Talking -“mashed potatoes” – e in Every Day) e di melodie (la lullaby di Wabby Legs) che con i nuovi “spastic rhythms” acquistano un fascino nuovo.

Come To Daddy

Il quarto album ufficiale di Aphex Twin (in uscita a novembre 1996) è anticipato ad agosto (ma va citato anche Expert Knob Twiddlers a firma Mike & Rich, divertente giochino kitsch basato su sample di estrazione varia frutto della collaborazione tra Richard e Mike Paradinas, aka μ-Ziq, uscito a giugno – e poi ristampato 20 anni dopo) dall’EP Girl/Boy (con in copertina la già citata tomba di “Richard James, 23 novembre 1968”, supposta prova fotografica dell’effettiva esistenza del fratello mai nato: privata citazione familiare o umorismo nerissimo?), dove la title track (linee melodiche pizzicate con campioni di archi e il tracker computerizzato che seziona l’amen break) è accompagnata da brevi flash drill (vedi i due minuti scarsi del Girl/Boy £18 Snare Rush Mix) e da dissacranti canzoncine infantilmente cantate da James stesso (Milk Man e Beetles). Il Richard D. James Album (32 minuti) prosegue la commistione tra riferimenti personali (la famiglia, i luoghi dell’infanzia cornish), vertiginose scariche drum e melodie sintetiche (i malinconici tratteggi cameristici di 4 e di Goon Gumpas), confermando Aphex Twin come nome di punta della squadra Warp. Il contrasto tra la vocina fanciullesca, la melodia pentatonica e i furiosi ritmi drill di To Cure A Weakling Child rappresentano la sintesi perfetta della ricerca del contrasto estremo che caratterizza l’approccio creativo di questa fase, mentre Peek 232421535 e Yellow Calx dimostrano la maestria tecnica già acquisita nell’utilizzo dei nuovi software di trattamento del suono.

Il periodo dal 1997 al 1999 vede un forte rallentamento nei ritmi produttivi di James che, a parte qualche remix (tra cui una folle versione di The New Pollution per Beck) e il brano Freeman Hardy & Willis Acid, a firma Squarepusher/AFX, inserito nella compilation celebrativa Warp We Are Reasonable People (1998), si limita a far uscire come Aphex Twin gli EP Come To Daddy (ottobre 1997, in effetti più lungo dell’album precedente) e Windowlicker (marzo 1999): si riduce la quantità ma non la qualità. Questo è anche il periodo di maggior successo e di massima visibilità mediatica, anche a causa dei due osannati video girati per le rispettive title tracks da Chris Cunningham.

In particolare il lavoro per Come To Daddy interpreta alla perfezione il misto disturbante di horror e humor del pezzo (“I want your soul, I will eat your soul”), con un impatto tale da rendere poi impossibile slegare il brano dalle immagini.

I sei minuti del film devono molto a David Cronenberg e Shinya Tsukamoto, ma contengono riferimenti diretti anche del meno famoso ma ugualmente inquietante video del 1995 girato da David Slade per Donkey Rhubarb, con i suoi “rhubears” – orsi-teletubbies anch’essi tutti con il ghigno di Aphex Twin – precursori della gang dei satanici aphexbambini. Nel video è utilizzata anche la frase di Julie Andrews ripresa già in Isopropophlex del primo Analogue Bubblebath, da cui è preso anche un sample dei drum. Come è abitudine per James, rispetto al “drill and death metal” della prima versione (il Pappy Mix usato anche per il video), gli altri mix di Come To Daddy contenuti nell’EP risultano tutt’altri brani: nel Little Lord Faulteroy mix una vocina prima canticchia “Oh, you dirty little boy!” e poi bisbiglia satanicamente versi tratti dal Piccolo Lord già utilizzati nel £18 Snare Rush Mix di Girl/Boy (continuano i corsi e i ricorsi); il Mummy Mix è introdotto propriamente da mamma James (“You’ve got so many machines, Richard”) per poi lasciarsi andare al noise più astratto, con applauso finale. Bucephalus Bouncing Ball è esperimento onomatopeico, dimostrazione di perizia tecnica e di inventiva. La malsana Funny Little Man, la versione Contour Regard di To Cure A Weakling Child e la melodica Flim completano un’opera che alza ulteriormente l’asticella.

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L’EP Windowlicker, dalla famosissima copertina a cura di Chris Cunningham (il montaggio della faccia ghignante di Aphex Twin sul corpo di una pin-up in bikini), presenta solo tre tracce e ricorre ad argute soluzioni paratestuali (la complessa formula ΔMi−1 = −aΣn=1NDi[n] [Σj∈ℂ{i}Fij[n − 1] + Fexti[n−1];] come titolo della seconda traccia, le immagini inserite negli spettrogrammi di questa e di Windowlicker, il CD accompagnatorio con il cortometraggio omonimo, feroce e spassosa parodia dei video hip-hop più stereotipati) per rinforzare ulteriormente la proposta. I campionamenti di sensuali mugolii stretchati e arrangiati in coro e lo sviluppo ritmico midtempo fanno della title track, probabilmente la traccia più popolare di James, una composizione semplice solo in superficie. Il secondo brano, chiamato sinteticamente “formula” o “equation”, rappresenta la più ardita escursione in area sperimentale e astratta di James, che sembra in parte seguire i consigli di Stockhausen: le “ripetizioni ritmiche post-africane” non vengono cancellate, ma trascese da un complesso sviluppo sonico, con espressioni risalenti agli esperimenti elettroacustici dell’avanguardia del dopoguerra europeo. Nanou armeggia con suoni carilloneschi per un finale melodicamente aphexiano.

2000-2013

Nel 2000 non si registrano release ufficiali. Unica segnalazione: la funzionale colonna sonora per “Flex“, un cortometraggio di Chris Cunningham presentato in occasione di un’installazione alla Royal Academy di Londra (solo un estratto di pochi minuti è disponibile nella raccolta di video del regista). Nel 2001 James fonda con Tom Jenkinson la label MEN, per la quale pubblica il 12″ 2 Remixes by AFX, omaggiando 808 State e DJ Pierre (componente dei Phuture) e aggiungendo una traccia non intitolata di due minuti che altro non è se non la conversione audio di un’immagine codificata in formato SSTV: altro tecnologico trick semiesoterico. Nell’ottobre del 2001 esce per Warp un nuovo album firmato Aphex Twin (per l’album successivo si dovrà poi ufficialmente aspettare il 2014): il doppio CD (o quadruplo vinile) DrukQs. Percorrendo le due ore e venti minuti e le trenta tracce dell’album (variegate di aspetto e variabili di durata, dai tredici secondi agli otto minuti e mezzo) si ripercorrono tante fasi della carriera del Nostro (l’IDM polygonale di Bbydhyonchord, l’ambient selezionata di Gwely Mernans e Btoum-Roumada, l’elettroacustica astratta di Gwarek2 – contenente parti utilizzate per Flex, la drill vertiginosa di Vordhosbn, Omgyjya-Switch7, Cock/Ver 10, Ziggomatic 17, Afx237 V.7 – che nel 2005 verrà poi utilizzato per l’ennesimo, disturbante corto Rubber Johnny di Cunningham, fino alla velocità siderale – oltre 200 bpm – del capolavoro sonico Mt Saint Michel Mix+St Michaels Mount Drill), si respira la familiare aria di casa (i molti titoli nell’impronunciabile dialetto cornish, l’happy birthday cantato alla segreteria telefonica dai genitori in Lornaderek), si ritrova materiale già usato (54 Cymru Beats comprende parti della “formula” di Windowlicker), ma si scopre anche un lato nuovo, o quantomeno mai rivelato: ben dodici brani hanno come protagonista il piano (un Yamaha Disklavier, strumento acustico ma programmabile via MIDI), spesso preparato à la John Cage (l’ouverture di Jynweythek Ylow, il neocarillon di Hy A Scullyas Lyf A Dhagrow), a volte oggetto di improvvisazioni impressionistiche (la debussyana Strotha Tynhe, l’origami di Ruglen Holon, la finale, poetica Nanou 2). Amato o snobbato (come pastiche non più sorprendente), DrukQs comunque non può lasciare indifferenti.

Una menzione particolare merita Avril 14th, apprezzatissima anche fuori dai circuiti elettronici standard (su Spotify risulta la traccia più suonata del catalogo aphexiano, con oltre 38 milioni di ascolti), utilizzata in varie colonne sonore (tra cui Marie Antoinette di Sofia Coppola e Her di Spike Jonze) e campionata da Kanye West per Blame Game.

Le release di James continuano a diminuire: il 2002 non vede nuove uscite, mentre nel marzo dell’anno successivo esce per Warp la raccolta in doppio CD di “26 Mixes For Cash”. La compilation consente di avere sottomano i principali lavori su commissione di Aphex Twin. Nel giugno 2003 esce a nome AFX Smojphace, il secondo (e ultimo) EP per la MEN con la side A dedicata al remix di Run The Place Red di The Bug & Daddy Freddy, dove la velocità del già torrido raggamuffin originario viene raddoppiata a 226 bpm, sparandola in orbita fino a liquefarla in un calderone di rumore bianco. Per il loro totale estremismo rumoristico le due tracce nella facciata B, denominate ktpa 1 e ktpa 2, rappresentano la sfida definitiva per tutti i fan di James: terribile presa in giro o radicalizzazione nichilistica sul versante Merzbow e Russell Haswell (sulla falsariga di Satanstornade, album di Akita e Haswell uscito per Warp pochi mesi prima)? La compilation autocelebrativa Rephlexions! An Album Of Braindance!, pubblicata con il numero CAT1000 dalla Rephlex nel novembre 2003, viene chiusa da AFX con Mangle 11 (Circuit Bent VIP Mix), che se possibile porta ancora più all’estremo i risultati iperdrill di DrukQs.

Dopo un altro anno senza novità, nel dicembre 2004 compare in vendita sul sito della Rephlex Analord 10, il primo di una serie di undici EP che la label farà uscire fino a giugno 2005. Il “mastodontico” progetto (oltre quattro ore e mezzo di musica comprese le bonus tracks pubblicate nel 2009, per un totale di 42 + 20 tracce) prende il nome da un brano apparso per la prima volta nel 2000 in un 12” pubblicato da Luke Vibert, fraterno costante riferimento di James. Analord è anche anagramma di A Roland, esplicitando così l’omaggio alla casa giapponese produttrice delle macchine utilizzate (MC-4, SH-101, TB-303, TR-606, TR-808, TR-909). Tranne il numero 10 (il primo, l’unico pubblicato a nome Aphex Twin, con le due tracce Fenix Funk 5 e Xmd 5a, peraltro le migliori del lotto, a rappresentare una sorta di traghetto dal digitale all’analogico) gli EP Analord sono firmati AFX, per un’operazione complessivamente definibile come “retro acid”, con riferimenti diretti – ovviamente – a Detroit e Chicago (vedi ad esempio il rimando evidente a Larry Heard nel titolo Laricheard). Una traccia simbolica su tutte? Pitcard da Analord 07, che sembra riassumere nei vari layer gran parte del mondo aphexiano: l’acid rolandiano, i pad ambience, l’originale sequenza armonica. Nel 2006 il “best of” del progetto Analord verrà presentato nel CD riassuntivo Chosen Lords che, “con qualche aggiusto e variazione sul tema rispetto alle tracce originali, cerca d’aprire un ombrello comune al calderone espressivo dei 12”, ma si risolve in un lavoro piuttosto disorganico” (E. Bridda). Nel settembre 2005 un 12” Warp in edizione limitata presenta (in split con LFO) due ulteriori tracce analordiane: 46 Analord-Masplid e Naks 11 [Mono], versione più lenta di Naks Acid, presente nella colonna sonora del videogame Wipeout Pure.

E’ opinione prevalente che le due release Rephlex del 2007 firmate misteriosamente The Tuss siano da inserire nella discografia aphexiana. Gli indizi di un coinvolgimento di James (almeno parziale, in collaborazione con altri, o quanto meno nell’elaborazione meticolosa dell’eventuale burla) nella realizzazione dell’EP Confederation Trough (“scritto e prodotto da Brian Tregaskin”) e dell’album Rushup Edge (“scritto e prodotto da Karen Tregaskin”) sono tanti: il consapevole e inventivo uso retrò delle strumentazioni analogiche, i riferimenti cornish, l’utilizzo del raro e costoso synth Yamaha GX1 (di cui James è uno dei pochissimi possessori), l’aver suonato una traccia dell’album durante qualche DJ set aphexiano nel 2005 (quindi due anni prima della release ufficiale), il fatto che i brani dei due dischi siano registrati tra le 151 entry del repertorio ufficiale BMI a nome Richard David James (ulteriore conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, arriverà nel 2017, quando una versione ripiena di inediti di Rushup Edge verrà inserita tra i lavori disponibili nel web store aphextwin.warp.net).

Da allora le comparizioni pubbliche di James si sono limitate a qualche remuneratissimo DJ set e a due particolari eventi concatenati. In occasione dell’esecuzione in prima mondiale a Cracovia (10 settembre 2011) di due remix di lavori di Krzysztof Penderecki commissionatigli dall’European Culture Congress polacco (la Trenodia per le vittime di Hiroshima e Polymorphia, trattati dal Nostro con deferente rispetto), James ha condotto in remoto un’orchestra di 48 elementi e un coro di 24 cantanti, per una composizione microtonale dallo spirito ligetiano. La performance è stata replicata il 10 ottobre 2012 al Barbican Theatre di Londra, in un programma che ha visto anche un pianoforte elettronico sospeso su funi e 18 mirrorball microfonate che oscillando emettono suoni sinistri (riprendendo la Pendulum Music di Steve Reich) e riflettono luci verdi al laser. Un omaggio ad un secolo intero di suoni inauditi, dall’Intonarumori di Russolo passando per gli esperimenti di John Cage e l’ambient music di Brian Eno: un filone nel quale anche Richard D. James va annoverato come Maestro.

Il ritorno: SYRO e oltre

Il 2014 vede la pubblicazione di un nuovo album di Aphex Twin, atteso da tredici anni.  L’annuncio ufficiale pubblicato il 21 agosto 2014 da Warp, in stile delirante e artatamente sgrammaticato, conferma in via definitiva gli indizi precedentemente disseminati: il dirigibile sui cieli di Londra, gli stencils apparsi sulle strade di Manhattan, il criptico messaggio dall’account Twitter ufficiale pubblicato tre giorni prima (il 18 agosto 2014, data del 43° compleanno di James), e in questo senso anche le recenti campagne di riesumazione dei test pressing del Caustic Window Album e di Melodies From Mars trovano una collocazione. Alcune informazioni desumibili dal link che porta al web invisibile (il deep web) indicato nel tweet sono state confermate (il titolo dell’album: SYRO; la tracklist contenente 12 pezzi dai consueti titoli astrusi, il più codificabile dei quali è aisatsana, ovvero Anastasia allo specchio), altre vengono aggiunte (la spartana cover con tracklist e meticolosa lista delle spese di marketing per un fantomatico e parodistico lancio internazionale; le 137 strumentazioni utilizzate; i formati: triplo vinile, anche in limited edition, CD, digitale; il numero di catalogo: WARP247; due date di uscita: 22/23 settembre). Sulla stessa lunghezza d’onda di quanto pubblicato nel periodo 2004-2007 (Analord, ma soprattutto le uscite a nome The TussSYRO si rivela “album maiuscolo”, che “permette a James di flettere i muscoli del fuoriclasse e di confermare il titolo di Signore delle Macchine” (come recita la nostra recensione). L’8 febbraio 2015, nella cerimonia di premiazione dei Grammy Awards, SYRO viene annunciato come vincitore nella categoria Best Dance/Electronic Album.

La pubblicazione di SYRO apre un nuovo denso capitolo nella storia di Aphex Twin, preso da una quasi ossessiva voglia di fare le pulizie nei suoi archivi privati, che lui stesso più volte ha descritto come sterminati, con il forte rischio di saturazione e di interessare solo gli aficionados: “un po’ come sta facendo da anni Dylan con la pubblicazione dei suoi bootleg, anche RDJ potrebbe iniziare a riempire gli scaffali di dischi con EP a tema” (M. Braggion). Nel gennaio del 2015 Warp pubblica a sorpresa l’EP Computer Controlled Acoustic Instruments Pt2, mentre su Soundcloud un “misterioso” user48736353001 carica senza sosta tantissime demo inedite, ritenute attendibili dagli esperti: una miniera d’oro per appassionati (e ossessivo-compulsivi) studiosi di filologia aphexiana (le oltre 275 tracce hanno più volte cambiato posto nella rete: l’ultimo indirizzo conosciuto è questo. C’è chi ha tenuto nota di tutto). In aprile esce il 12″ white label MARCHROMT30a Edit 2b 96, contenente la bonus track apparsa nella versione giapponese di SYRO. Il 2015 è anche l’anno del ritorno del moniker AFX, in stand-by da dieci anni: il 28 agosto, sempre per Warp, vede la luce l’EP Orphaned Deejay Select 2006-2008, ulteriore e dichiarato tuffo a caccia di perle nel mare di hard disk di Richard D. James.

L’8 luglio 2016 esce Cheetah EP, anticipato il 21 giugno dallo streaming della traccia CIRKLON3 [Колхозная mix] (che si conferma essere quella Cheetah3 Teac già caricata su Soundcloud – e poi rimossa – da user18081971 – 18-08-1971, guarda caso…), accompagnata dal primo video ufficiale per Aphex Twin in diciassette anni (genialmente commissionato a Ryan Wyer, fan dodicenne che già aveva omaggiato Aphex su YouTube – si veda il video per minipops 67 [120.2] qualche riga qui sopra…). Il mondo di riferimento rimane “quello pre-digitale e analordiano degli esperimenti casalinghi con le centinaia di macchine del garage, mondo nel quale in sostanza Richard rimane, volontariamente o meno, autorecluso” (dalla nostra recensione). Il 17 dicembre Aphex si è esibito negli Stati Uniti per la prima volta in otto anni, nel corso del Day for Night Festival di Houston in Texas: nell’occasione è stato venduto un 12″ marchiato Houston, TX 12.17.16 e contenente due mix della traccia no stillson 6 cirk. Nel 2017 il nome di Aphex Twin compare nelle line-up di vari festival in giro per il mondo, tra cui il Primavera Sound, sia nell’edizione di Barcellona che in quella NOS di Porto, il Field Day di Londra (nell’occasione lo show viene eccezionalmente trasmesso in live streaming da NTS, e in loco viene venduto un nuovo EP, chiamato London 03.06.17, disponibile online nel nuovo web store aphextwin.warp.net, inaugurato il 20 luglio e contenente una nutrita selezione del catalogo ufficiale condito da inediti e rarità), il Fuji Rock di Chubu, Giappone (nel banchetto dei gadget fa capolino una cassetta C-98 chiamata Aphex Mt. Fuji 2017, con ben 45 pezzi inediti) e il Flow Festival di Helsinki (in questo ultimo link c’è una dettagliata recensione del bellissimo ibrido live/DJ/video set).

Il 30 luglio 2018 “misteriosi” logo in 3d trompe-l’oeil compaiono su alcuni spazi pubblicitari della metropolitana di Londra, seguiti il giorno dopo da un altro avvistamento nel centro di Torino (guarda caso, da qualche settimana Aphex Twin era stato annunciato come nome principale del Club To Club – suona il 3 novembre). Dopo qualche giorno arriva la conferma ufficiale della Warp, attraverso la solita-insolita press release: sì, è in arrivo un nuovo EP. Collapse, introdotto dal video della prima traccia apripista, esce il 14 settembre.

(Alessandro Pogliani, 2014. Ultimo aggiornamento: 2/9/2018)

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