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È ormai verità proverbiale quella che vuole che la caduta di un albero nel folto della foresta possa esistere o meno solo se vi è qualcuno che “ascolti” il rumore provocato dalla caduta stessa. Di sicuro gli alberi che crollano in questo ritorno di Adriano Zanni alla musica – dopo l’ottima avventura targata Punck (Piallassa (Red Desert Chronicles) fu ottimo esempio di field recording cinematografico, poetico ed evocativo in egual misura, così come il lavoro con Logoplasm) e dopo l’exploit come fotografo sensibile e capace di rendere poeticamente il quotidiano, vedi il box di fotografie “Red Desert Chronicles (Postcards From Ravenna)” sempre edito da Boring Machines – di rumore ne fanno, e un pubblico si spera che lo abbiano, e pure numeroso.

Quattro movimenti (più o meno lunghi) che si muovono tra ambient e droni, incentrati su una immaginifica e immaginata colonna sonora, per uno dei progetti “visivi” di Zanni (ovviamente, come da titolo, sugli alberi “solitari”) e che si sviluppano in forme più rumorose e disturbanti (Fake Trees), degradano verso volatili e impalpabili visioni (Lonely Trees), si riavviano nei saliscendi umorali della fluviale Fallen Trees per inasprirsi nella chiosa, furiosamente estatica, di Dead Trees. Struggente poesia visivo/visionaria che si duplica in lande ambient/drone limitrofe a certi passaggi del Fabio Orsi della seconda fase, anche per una affinità “di curriculum” più che strettamente musicale: entrambi, da esteti del b/n, riescono a rendere all’orecchio ciò che l’occhio cattura, ovvero vastità, desolazione, solitudine, ma in gradazioni sempre mutevoli e cangianti. (7/10)

A corollario, recuperiamo anche il 7” Falling Apart che è una sorta di ideale ponte tra il passato discografico e il futuro del proprio autore, visto che anticipa il previsto LP (titolo provvisorio Disappearing) previsto sempre per Boring Machines ad autunno inoltrato. Muoversi nel tragitto corto del 45 giri è per le musiche dell’ex Punck una sfida non da poco, ma che viene tranquillamente risolta lasciando da parte le atmosfere ambientali di cui sopra per allungare lo sguardo verso una alterità fatta di elettronica ritmicamente frantumata, autechriana, irregolare, che si sposa con le traiettorie moralmente ineccepibili dell’Hagakure campionate ed ispiratrici del tutto. Decisamente spiazzante. (6,5/10)

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