• set
    30
    2013

Album

Pias

Add to Flipboard Magazine.

Dopo il successo ottenuto con il debut Philharmonics quasi tre anni fa, sia nella natia Danimarca che poi in Europa, si aspettava la prova del difficile secondo album per Agnes Obel, di stanza a Berlino. Un successo, il suo, fulminante, causa anche l’utilizzo di un brano, Just So, per alcune campagne pubblicitarie. In realtà la Nostra è autrice di sostanza, che ha fatto del suo songwriting delicato, tra classico e moderno, e di una buona scrittura al piano la sua cifra.

Aventine consta quasi esclusivamente di pezzi per piano, voce e violoncello (quest’ultimo suonato da Anne Müller, presente anche in Philharmonics e dal vivo, già all’attivo con Nils Frahm), violino e viola compaiono in alcuni pezzi (The Curse, Pass Them By e Fivefold ad opera di Mika Posen dei canadesi Timber Timbre), così come la chitarra (Pass Them By di Robert Kondorossi dei Budzillus) e l’arpa scozzese (Fuel To Fire); si apre con lo strumentale per piano Chords Left, un ideale seguito delle atmosfere liquide del primo, per poi proseguire in modo piuttosto cinematico, si vedano le atmosfere sospese alla Twin Peaks di Run Cried The Crawling. Altrove sono richiami alla classica e alla contemporanea a fare capolino, rielaborati e fatti propri alla maniera di un John Cale (e non a caso, nel debut, era presente la cover di Close Watch del gallese, che non sfigurava affatto nel contesto). Un’esplorazione la sua – come dichiarato – sul suono degli strumenti a corda.

Un album melodico, sospeso e intenso, che si concretizza nella accessibilità di alcuni pezzi – come accadeva nel precedente – mentre si dispiega totalmente negli strumentali. Una conferma di classe e di semplicità.

7 ottobre 2013
Leggi tutto
Precedente
Venom P. Stinger – 1986 – 1991 Venom P. Stinger – 1986 – 1991
Successivo
Samuele Bersani – Nuvola numero nove Samuele Bersani – Nuvola numero nove

album

recensione

artista

artista

Altre notizie suggerite