Film

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Quest’anno, ad aprire la 75ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia sono stati due film appartenenti alle due categorie principali, Concorso Ufficiale e Orizzonti. Per come sono stati concepiti e realizzati, potremmo ammettere la presenza di un’abissale distanza creativa e produttiva, ma scavando nelle loro storie è possibile trovare un punto d’incontro: l’iconografia largamente diffusa dei loro protagonisti. Mentre First Man di Damien Chazelle (premio Oscar per La La Land) ruota intorno all’impresa titanica di Neil Armstrong, Sulla Mia Pelle di Alessio Cremonini (esordiente in cabina di regia) si concentra sul calvario di Stefano Cucchi durante la sua ultima settimana di vita. Tutti (non solo gli americani) hanno in mente le foto delle varie fasi che hanno condotto all’allunaggio di Armstrong; tutti (per chi ha seguito il caso in Italia) si ricordano di quelle mostruose immagini che ritraggono Cucchi morto sul lettino autoptico; il compito di entrambi i film è quello di scavare dentro l’uomo e la sua vicenda: l’uno per comprenderne l’umanità dietro l’immortalità storica della sua missione, l’altro per garantirne invece l’immortalità del ricordo oltre la sua disumana fine (di First Man ne abbiamo parlato nella nostra recensione).

Stefano Cucchi (Alessandro Borghi) è morto nelle prime ore del 22 ottobre 2009, a una settimana dall’arresto per possesso e spaccio di droga. È il 148° decesso in carcere di quell’anno e a dicembre la cifra raggiungerà quota 176. Nemmeno la straziante ricerca di giustizia della sorella Ilaria (Jasmine Trinca) e dei suoi genitori (Max Tortora e Milvia Marigliano) è riuscita a svelare completamente la verità sulla morte di Stefano, sebbene sia stata aperta una lunga inchiesta sul suo caso. L’ultima vicenda giudiziaria conosciuta risale al 10 luglio 2017, data in cui sono stati rinviati a giudizio cinque carabinieri a seguito della richiesta della sorella di riaprire il fascicolo d’indagine.

L’intero film di Cremonini si focalizza prettamente sui sette giorni che sono trascorsi dalla sera dell’arresto alla mattina della morte di Cucchi, lasciando anche spazio per le ore successive in cui i familiari sono venuti a conoscenza dell’accaduto. Impostando il racconto attraverso una scansione temporale basata sulle varie informazioni e testimonianze raccolte durante l’inchiesta, Sulla mia pelle mette in scena una ricostruzione pseudo-veritiera di quello che è stato probabilmente detto e di quello che è successo nei corridoi, nelle stanze e nelle celle degli edifici di detenzione in cui Stefano è passato. Pur in visibili e pessime condizioni di salute, lui è stato ignorato dalla maggior parte delle persone che ha incontrato lungo tutta la sua odissea del dolore e, proprio per questo, più che mirare a scovare un colpevole certo, il regista ha preferito incedere sull’incapacità burocratica delle istituzioni di riferimento e sull’egoistica noncuranza di chi avrebbe dovuto avere invece un occhio di riguardo per un giovane ragazzo totalmente incapace di difendersi da solo (come se il vivere ai margini di una società presupponga l’impossibilità di far valere la propria voce); anche le pochissime sequenze che coinvolgono i parenti reiterano la presenza di una insormontabile barriera tra i luoghi di reclusione e di coloro che invece aspettano all’esterno, costretti a un’angosciante posizione di inerzia.

Lontano dagli occhi (esemplare la scena dell’udienza con il giudice che non alza mai lo sguardo su Cucchi) e lontano dalla coscienze di ferro, il corpo tumefatto di Alessandro Borghi passa tra una stanza e un’altra, vuote di umanità ma piene della sua presenza sottopeso, gracile, contratta e affaticata. La camera indagatrice mostra senza scrupoli i solchi della violenza e le poche luci della prigionia, che dall’alto ammantano la sua sofferenza, ne scolpiscono lo status di un martire in preda al sospetto e allo sconforto, condizione evidenziata ulteriormente dalla scelta di non approfondire nelle cause e negli effetti il suo passato fatto di ombre ed eroina. Ovviamente è lo straordinario attore protagonista ad emergere sopra un cast di secondari (tra cui una Jasmine Trinca in un ruolo dal grande peso pubblico, ma oggettivamente mal gestito nell’intreccio) e a trainare l’intera operazione votata all’annullamento del tipico oblio da cronaca nera. Purtroppo, per quanto possa risultare impetuosa e desiderosa di ridare vita a un essere umano in balia di un fatale destino, la regia si lascia andare al canone (seppur preciso) e permette in più di un’occasione che la battaglia per una verità accettata/accettabile prenda il sopravvento su una costruzione filmica coesa. Nonostante ciò, Sulla mia pelle ha il grande pregio di riuscire a mantenersi a distanza da un’erronea agiografia senza macchie, suggerendo la necessità di portare questo tipo di storie sul grande schermo e ponendo le giuste domande su cui ci si dovrebbe soffermare più spesso.

30 Agosto 2018
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