Recensioni

Trema la terra è il nuovo album solista di Alfio Antico a due anni dal progetto Antico condiviso con Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, e lo sperimentatore elettronico Mario Conte. Continua il percorso di ricerca e innovazione della tradizione del maestro tamburellista di Lentini, un suono che riecheggia di antica ritualità riadattata in modo molto particolare al presente. Se da un lato infatti è forte il recupero della dura radice popolare, dall’altro la commistione con sonorità contemporanee permette di trovare inedite forme espressive. Merito di una scrittura autoriale vigorosa che lavora sul folk in modo estensivo trascendendo qualsiasi concetto di confine tra i generi e di un’intepretazione vocale estroversa e sempre sul pezzo. Un approccio intelligente, che non si risolve in facili fusioni, ma copre un variegato spettro di soluzioni in cui ogni elemento trova di volta in volta il suo giusto peso specifico; il tutto sostenuto da un ensemble di ottimi musicisti, tra cui il cantautore Cesare Basile (qui anche in veste di produttore) e l’improvvisatore e compositore Gino Robair.
Così la title track è un blues etnico figlio dell’indolenza malinconica di Tom Waits, mentre nel tango di Lettu Letu come nello scampanellare di Mezza Sira riecheggia la visceralità del Nick Cave più ombroso. Al netto del saltarello di Vendemmia, è infatti raro trovare nel disco passaggi pretammente classici. Questi vengono costantemente aumentati con un’accurata somministrazione di dettagli che rendono il suono ferino ma attuale (Pancali Cucina), arrichito di tagli elettronici che ne esaltano i momenti di sospensione (Rijanedda) come l’esuberanza vocale etno-rap (Pani E Cipudda). Nel suggestivo magma sonoro, sempre elegantemente misurato, spiccano gli argomenti ancora più audaci: la word music futurista di Nun N’aiu Sonnu, che incastra la narrazione su colti bordoni sintetici, e una Me Figghiu totalmente immersa in inquetanti tensioni post industriali, che riattualizza le seminali sperimentazioni di Francesco Currà.
Un lavoro intenso che aggiunge davvero qualcosa di nuovo al panorama della musica popolare nostrana e non solo. Una poetica sentita, figlia della tradizione più profonda, che torna a essere attiva e capace di tramandare la sua antica gestualità con un rinnovato senso culturale.
Amazon
