Colapesce (IT)

Biografia

Con una ragione sociale mutuata dalla Leggenda di Colapesce e un paio di dischi lunghi pubblicati, Lorenzo Urciullo (ex Albanopower) entra di diritto in quella che potremmo definire la tradizione del neo-cantautorato italiano, ovvero quel manipolo di songwriter (su tutti, Le luci della centrale elettrica, Dente, Brunori Sas, ma anche altri) emerso nella seconda metà del nuovo millennio e capace di rinverdire i fasti della canzone “seria” italiana. Una tradizione che in realtà contiene al suo interno mille diramazioni, come dimostrano le differenze stilistiche tra i vari musicisti potenzialmente riconducibili a questa corrente (temporale) e i diversi percorsi personali.

Urciullo, dopo un omonimo EP pubblicato nel 2010, arriva all’esordio nel 2012 con Un meraviglioso declino. L’album diventa un piccolo caso discografico, raccogliendo moltissimi consensi di pubblico e di critica, tanto da vincere lo stesso anno la Targa Tenco come migliore opera prima. Il suono si muove tra cantautorato minimale e atmosfere dreamy, la formula giusta per veicolare un’estetica fragile ma diretta costruita su melodie flebili e sussurrate, eppure efficaci nel mostrare l’indole di un artista che dichiarerà di aver lavorato al disco in un momento di difficoltà personale. Brani come Restiamo in casa diventano un involontario manifesto per una generazione cresciuta tra disillusione e intima rassegnazione, e definiscono forse più dell’intero album il “posizionamento” di Colapesce in un mercato discografico che premia il disco oltre ogni previsione, costringendo la 42 Records a ristamparlo in edizione deluxe. «Un meraviglioso declino, racconta storie di esseri umani nella loro intima crescita e coscienza politico-emotiva, frammenti lucidi di una poco lucida società e attimi segreti d’amore famigliare e di coppia», si legge nella nostra recensione.

Tre anni dopo, nel febbraio 2015, arriva Egomostro, un album in cui i piani di lettura si sovrappongono, richiamando da un lato lo stile di Un meraviglioso declino e dall’altro aggiornando il tutto con una ricerca musicale ben più corposa. Al disco partecipano Giuseppe Sindona (Mario Venuti), Alfredo Maddaluno (Fitness Forever, Atari e Meg), Fabio Rondanini (Niccolò Fabi, Afterhours, Calibro 35), Vincenzo Vasi (Vincio Capossela), Alfio Antico, Gaetano Santoro (Aretuska), Benz (Meg, Vinicio Capossela), per una girandola di suoni organizzata dallo stesso Colapesce e da un Mario Conte chiamato a co-produrre. «Se con Un meraviglioso declino Colapesce cercava di raccontare una storia che partiva dal vissuto quotidiano di una coppia di quasi trentenni appena giunti al traguardo della laurea nell’Italia della crisi – si legge nelle note stampa allegate al disco – qui decide di scavarsi dentro e fare luce su stesso, la sua personalità pubblica e il modo in cui questa ha finito per influenzare anche la sua sfera privata. L’egomostro con cui Lorenzo è in lotta è il suo personale, ma potrebbe essere quello di chiunque: figlio dell’ansia, dei rapporti sentimentali e familiari, del micro-successo, degli autoscatti pubblicati su Instagram e della necessità di rincorrere una fama quantificabile in centinaia di Like». Batterie in controtempo, synth in saturazione, afro-funk, scenografie liquide e sognanti, ma anche concessioni melodiche al primo disco (Maledetti italiani), fanno di Egomostro un ottimo ritorno discografico. Il nostro Fabrizio Zampighi in recensione parla del disco come di un «album che non ammicca e che dividerà. Chi di Colapesce aveva apprezzato il suo essere icona perfetta di un cantautorato lineare, timido, introspettivo e facilmente spendibile, rimarrà forse deluso (o per lo meno non del tutto soddisfatto); chi invece non aveva ben accolto il suo esordio discografico, paradossalmente troverà in Egomostro motivi validi per apprezzare il Lorenzo Urciullo musicista».

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