• Set
    15
    2017

Album

Nettwerk Music Group

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Giovani, carini e molto scontati: parafrasando il titolo di un film cult degli anni ’90, potremmo così riassumere l’essenza del duo australiano formato da Angus e Julia Stone, bellocci canterini amatissimi in patria e spesso sulla vetta delle classifiche folk-pop anche in Nuova Zelanda, Francia, Germania e Paesi Bassi. I due musicisti, fratello e sorella classe ’86 e ’84, sono quella cosa tanto carina quanto inefficace che il dialogo fra musica e glamour ha continuato a creare negli anni. E che pare inarrestabile, non volersi proprio fermare.

Registrato nel cottage-studio di Angus a Byron Bay, questo nuovo Snow ha visto i due collaborare nel processo di scrittura; continua inoltre la collaborazione iniziata con il produttore Rick Rubin sul loro album Angus & Julia Stone del 2014, seguito di un’avventura che ha venduto più di mezzo milione di album in Australia. Ma in questo Snow si passa da canzoncine a canzonette nel tempo e nello spazio di una nuotata nell’oceano, in versione acustica (Nothing Else To Do) o rock folk (la già sentita Oakwood), senza soffermare mai lo sguardo sul corpo canzone ma beandosi di quello che le sta attorno. Il modus operandi del duo non fa altro che unire i due mondi separati di Angus e Julia, già inseriti nel campo della musica prima di collaborare, infischiandosene di creare ex novo un linguaggio e un immaginario che realmente possa toccare le corde di entrambi. Due punti di vista diversi che si incontrano sullo stesso tema, in questo caso le canzoni, evitando di cercare una condivisione dipinta a quattro mani.

Con i suoi infiniti “la la la la la”, Snow si pone come title track orecchiabile e vacanziera, fra organo e chitarra non proprio ben amalgamati: i ricordi dei fratelli vengono qui esaminati sotto un cielo di stelle e una produzione minimalista che purtroppo non basta per salvare dal vuoto posato della composizione. Julia pone la sua fragile voce al centro del dialogo sonoro con Angus, dando una parvenza di stile à la Beth Gibbons che soltanto in teoria potrebbe reggere ma che si sgretola e scivola in un bisbigliare confuso e pedante. Angus si trastulla su progressioni strumentali non originalissime, portando a una mancata sintonia fra i due wannabe Nancy e Lee. Le stratificazioni vocali à la Bon Iver di Calgary comprendono un contesto melodico poco sviluppato (è il caso di Chateu e Sylvester Stallone) o tendente al pop più pacchiano (Who Do You Think You Are); anche la volontà di diventare una copia sorridente degli XX (My House Your House) svanisce in un sound nebuloso e insoddisfacente.

Angus & Julia Stone vorrebbero catturare un senso di nostalgia e spensieratezza che però non va oltre sparuti momenti chillout, quasi simbolo dell’happy hour estivo, l’esatto momento in cui è bene non fare troppa attenzione a ciò che passa il dj. Una pigrizia d’intenti che rende il disco noioso e privo di emozione: niente accade, né un sussulto, né una sorpresa, nemmeno un errore che possa dirsi sincero. Tutto è maledettamente artefatto e superficiale, e risulta difficile trovare dentro questa nuova fatica discografica un attimo di candore fraterno, di onesta passione per la musica. «C’è molto di noi in Snow, Angus ha scritto i versi, mentre io il ritornello e poi abbiamo trovato il modo di venirci incontro. Abbiamo stili di scrittura molto diversi, ma funzionano bene insieme e il suono diventa migliore». Ecco, onestamente Julia, io non ne sarei così certa.

14 Settembre 2017
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