Recensioni

Giunge all’esordio sulla lunga distanza il progetto di Anne Lotterud e Bradly Daniell-Smith: neozelandese lui e norvegese lei (da qui il nome, più scherzoso che profondo o patriottico), il duo si è fatto notare pubblicando, negli ultimi tre anni, un buon numero di singoli che hanno attratto le attenzioni dei commentatori più attenti. Dal 2014 di Sway, prima testimonianza, la proposta dei due non si è evoluta poi così tanto, mutando appena il mood, e in questo esordio si distingue soprattutto per le tematiche, i testi e le atmosfere, che hanno perso un poco di spensieratezza e leggerezza. Lovers narra infatti le conseguenze spiacevoli e piene di sofferenza della fine di un amore e cerca, per tutta la sua durata, di mantenere un sound coerente: la sola Fire mostra così accenti dance, mentre il resto si muove su coordinate synth-pop eteree, intime e spesso glaciali.
Questo atteso debutto firmato Anna of the North, anticipato dal singolo e title track, si apre dunque con Moving On: l’alternanza di piano e forte, i climax percussivi su cui s’innesta la voce solida e spesso suadente di Anne sono caratteristiche che tornano lungo tutto l’album. E, come per molti colleghi del pop elettronico contemporaneo, finiscono per rendere l’ascolto così omogeneo e scorrevole da risultare pressoché tutto uguale, indifferente: è solo l’interpretazione della nordica Anne Lotterud a distinguere i vari brani, donando fortunatamente a ciascuno una sfumatura, un’intensità diversa (spiccano in questo senso la conclusiva All I Want e la toccante Baby).
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