Recensioni

Che la disperazione sia un elemento basico, propellente d’eccellenza nelle narrazioni “rock” estreme, è cosa nota e pertanto inutile da ribadire. Quando però quella narrazione disperata nasce da evenienze specifiche, eminentemente biografiche e dunque aliene al territorio di finzione/creazione e in grado di saldare l’“atto creativo” con la manifestazione di un malessere vissuto in prima persona, allora le cose si fanno se possibile più struggenti ancora. Ascoltare perciò il rantolo devastato e trasudante sofferenza dell’ugola del fondatore e quasi unico titolare Kjetil Nernes, sopravvissuta ad un cancro alla gola e inserita in un disco curiosamente (ma non troppo) intitolato The Gospel – con tutti i rimandi possibili all’immaginario spirituale ma in questo caso deviato verso il paganesimo («[…] torni a respirare ma non è come prima. L’uomo che è stato all’inferno, non dimentica», Kjetil dixit) – è una esperienza da cui non si esce facilmente. Mettiamoci pure che gli Arabrot, poi, non sono mai stati delle mammolette e che la loro discografia – giunta all’episodio numero 7 sulla lunga distanza – è sempre stata un giardino di spine, un ginepraio dell’animo da cui si è sempre usciti sanguinanti (come avveniva nel devastante album del 2013 Solar Anus), e allora avremo ben chiaro cosa attenderci e come attendercelo.
Rispetto al passato, qui le cose sono se possibile meno intransigenti e monolitiche dal punto di vista sonoro, ma più varie e ad ampio spettro, mantenendo ben vive le radici noise-rock 90s a stelle e strisce (il Lower East Side dev’esser stato più di una ispirazione) ma iniettandole di grosse dosi di industrial e post-punk, come se un ibrido malefico, maleodorante, epicamente drammatico e “sinfonico”, per certi versi addirittura melodico, tra Unsane e Jesus Lizard, avesse deciso di studiarsi tutto il post-punk più ossessivo e “industriale” d’Albione liofilizzandolo in un apocalittico bignami di cartavetro. Dietro al bancone c’è, come al solito, Steve Albini mentre a dar manforte a Nernes ci sono, tra i tanti, Ted Parsons dei Prong, Stephen O’Malley, Andrew Liles (C93/NWW), qualora servissero ulteriori credenziali.
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