Recensioni

7.1

É il Bon Iver dei ghiacci, il Nick Drake delle aurore boreali. Vera e propria pop star nella sua Islanda, ma ancora sconosciuto al resto del mondo, il ventunenne chitarrista e cantautore Àsgeir ha ben pensato di riadattare in lingua inglese il disco di platino Dyrd í Dauðathogn del 2012, record assoluto per il debutto di un artista locale, già nello stereo di un islandese su dieci.

In The Silence (questo il titolo della versione worldwide) vanta la collaborazione di John Grant (co-protagonista, per altro, nel video del singolo King and Cross), che ne ha curato la traduzione dei testi, offrendo al ragazzo una sponsorizzazione non da poco; e sebbene non compaia in alcuna nota, sembrerebbe di sentire lo zampino di Mr. Grant anche nella produzione, nell’equilibrio tra brezza folk, sottili modernità elettroniche e pensiero sinfonico-occidentale. Già, perché rispetto alla prima edizione, questa release porta arrangiamenti più ricchi e sonorità più sontuose, in taluni casi piene di un’energia tutta nuova (Torrent), con la chitarra acustica a fungere da fulcro, talvolta su tappeti ritmici elettronici (Higher, Head In the Snow), talvolta con la sola voce o quasi (Was There Nothing?), più spesso alternando strofe intimiste e ariose aperture (In Harmony), in un continuo contendersi tra autorialità folk e art-pop. 

La voce perennemente in falsetto, malinconica, sommessa e costantemente armonizzata, ricorda in maniera inequivocabile il già citato Justin Vernon, ma la qualità delle canzoni non dà adito a futili accuse di plagio stilistico, lasciandosi anzi apprezzare per la sensazione di grazia e leggerezza, per le melodie ispirate e per una certa familiarità che si rivela certamente utile a prendere l’ascoltatore per mano fin dal primo ascolto.

Nell’esportare questo ennesimo successo annunciato, la terra del ghiaccio si conferma fucina di talenti, quasi sempre giovanissimi, dettando le regole di un stile che da tempo possiamo definire nordico, capace di rinnovarsi continuamente nel contrasto tra armonie azzurrine e una sensibilità musicale che di freddo ha invece ben poco.

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