Recensioni

Alexei Borisov, nato nel 1960 a Mosca e laureatosi nel 1983 in Storia e Arte, non sarà forse noto al grande pubblico, ma è una delle figure più importanti e rivoluzionarie di tutta la storia della musica leggera ed elettronica in Russia: già nella recensione degli storici Zvuki Mu avevamo accennato alla scena alternative sovietica degli anni ottanta, un ambiente fertile e iconoclasta dove muove i primi passi anche Alexei (con una delle prima band wave di Mosca, i The Center, e poi con i Prospekt, più orientati verso i ritmi in levare della Giamaica), prima di rimanere folgorato dai suoni elettronici e divenire quindi uno dei verissimi pionieri per l’elettronica in Russia. Tra i numerosi progetti a cui ha partecipato in trent’anni abbondanti di carriera, si segnala il duo ASTMA che, dall’aprile 2009 ad oggi può già vantare una discografia talmente ampia da risultare quasi dispersiva: fondato insieme alla batterista e cantante Olga Nosova (Motherfathers), il duo ormai ha la propria base a Berlino e torna alla ribalta delle cronache musicale con un album collaborativo assieme allo sperimentatore italiano (ma pure lui emigrato nella capitale tedesca) Bob Meanza, all’anagrafe Michele Pedrazzi.
Raw Volumes mette dunque insieme le sperimentazioni elettroniche di Borisov (che si destreggia però anche con la chitarra) e Meanza e il drumming preciso, effettato e avanguardista della Nosova: se quest’ultimo ricorda spesso il math-rock dei primi Battles (un genere che ha trovato, negli ultimi anni, ottimi esponenti anche in Russia, dagli Asian Women on the Telephone a quegli USSSY in cui ha mosso i primi passi Pavel Eremeev, meglio noto come Holypalms), gli inserti analogici di Borisov risultano taglienti e abrasivi, disturbanti ed improvvisi, totalmente anarchici ed impattanti, mentre il lavoro di sound-design ed editing di Meanza riesce nel non semplice compito di rendere il tutto meno frammentato e più coeso.
Nei quasi quaranta minuti della collaborazione ASTMA/MEANZA ci si sposta da un suono elettronico che rimanda alle opere più ruvide dello scomparso Mika Vainio, a certi esperimenti Boring Machines (Be Maledetto Now e il trio BBM), persino ad un’idea di idm che sta tra gli Autechre più organici e la Mira Calix meno museale, verso gli ispidi territori del jazz-rock più pesante e destrutturato: un ascolto sì impegnativo, ma capace di svelarsi e rivelare un’urgenza e una potenza rare.
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