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    05
    2015

Album

DECCA

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AURORA non può fallire: possiede un moniker di impatto immediato e facile da ricordare (anche se in passato è stato utilizzato da una decina di artisti/band), è giovane e sa sfruttare quella linea di confine che separa il facile ammiccare tipico del mainstream pop dalla proposta non banale (cioè quella capacità che ha fatto la fortuna di Lorde) e soprattutto ha già dalla sua un paio di brani che con il giusto supporto mediatico potrebbero diventare delle hit mondiali.

Classe 1996, attualmente stanziata a Bergen, Aurora Aksnes si presenta al mondo per la prima volta in formato EP con il quattro tracce Running With The Wolves (pubblicato via Decca/Glassnote), dopo aver mosso i primi passi con i singoli Puppet, Awakening e Under The Stars. Come con la Grace Mitchell di Design EP, anche in questo caso siamo di fronte ad un’artista che – forse aiutata da un team astuto – riesce a mascherare i cliché adolescenziali con una sfacciata maturità e credibilità. Pensiamoci un attimo: quindici anni fa per sfondare era necessario abbracciare pienamente gli stereotipi della frivolezza teen, ora invece ci vuole anche un minimo di testa. Non è certo un fattore di cui poterci lamentare (come certamente non se ne lamenta Sia, arrivata finalmente al grande successo).

Sia può essere un nome spendibile per descrivere superficialmente i quattro episodi dell’EP (e quel caschetto biondo facilita anche il paragone), ma in realtà la norvegese ha altri punti di riferimento: non tradendo le proprie origini, arricchisce un pop elettronico in linea con la scuola scandinava con preziosi tocchi arty.

Vocalmente siamo di fronte ad un incrocio tra Susanne Sundfør, alcune soluzioni targate Highasakite, il folletto nordico Emiliana Torrini e persino alcune sfumature che richiamano le trame folkish di Klara delle First Aid Kit. Parliamoci chiaro, anche dal punto di vista strettamente musicale la Nostra, a un primo impatto, può essere confusa con decine di proposte similari, ma allo stesso tempo è già possibile apprezzare una patina meno spessa rispetto a quella di altre colleghe, tanto che, vuoi per l’età o per una certa onestà che traspare sia dalle interviste sia dall’attitudine, l’intero progetto per il momento sembra ruotare più attorno alle canzoni che al personaggio.

Le tracce sono intitolate Runaway (azzeccatissima l’ariosa apertura melodica del chorus “but now take me home / take me home where I belong” a spezzare atmosfere quasi notturne), Running With The Wolves (episodio prettamente pop, anche qui funziona alla grande il passaggio tra pre-chorus e ritornello), In Boxes (forse il brano meno compiuto del lotto) e Little Boy In The Grass, traccia che alterna soluzioni vicine alla piano-ballad a situazioni ritmiche che possono ricordare gli ultimi Austra.

Forse Running With The Wolves EP non contiene abbastanza materiale per un giudizio ben pesato, ma fortunatamente l’impressione è comunque di essere di fronte ad una newcomer con basi piuttosto solide, in grado di allontanare qualsiasi possibile paragone con un’altra voce che qualche anno fa aveva rimaneggiato l’art-pop in salsa teen, quella Kerli scomparsa – giustamente – nel nulla dopo un paio di mesi.

11 maggio 2015
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