Recensioni

E’ trascorso appena un anno dall’ottimo debutto dei Big Thief, il quartetto di stanza a Brooklyn che già con Masterpiece ci aveva sorpreso positivamente per l’abilità nel tenere insieme due anime contrastanti fatte di alt-folk e turbolenze indie rock. Ad appena sette mesi dalla conclusione dei lavori sul disco d’esordio, Adrianne Lenker e soci sono tornati in studio riuscendo a sfornare un seguito ancora più brillante e convincente: senza mezzi termini, Capacity è quanto di più rappresentativo e coinvolgente l’indie rock americano abbia saputo mostrare in questi ultimi anni. E’ il romanzo dei nostri giorni visto da oltreoceano, una carrellata morbida da una splendida spiaggia in una brutta giornata nuvolosa, il Ben Gibbard più lucido che incontra il Jeff Tweedy più alticcio.
Accanto agli arpeggi acustici, a quei giri di americana, alla tradizione folk, a quei toni angelici e rassicuranti, i quattro affiancano distorsioni mai eccessive, soluzioni angolari, un lento incedere deviato ma mai disturbante. Con coraggio, forza, sacrificio e un lavoro su sé stessa non indifferente, la Lenker ci accompagna per mano attraverso storie drammatiche o a un passo dal diventarlo (si prenda Mythological Beauty, il cuore centrale del disco che racconta di un incidente che l’ha vista protagonista da piccola raccontato attraverso gli occhi di sua madre, giovane donna con tre figli da crescere), paure, ricordi e l’incertezza di un’esistenza che viaggia spedita tra mille contraddizioni e un pascoliano bambino interiore. E quando questo processo di digging interiore si fa eccessivamente doloroso, profondo e riservato, e noi ci sentiamo quasi di troppo, ecco che la band arriva a supportarci e a farci sentire meno a disagio, smussando gli angoli, completando il disegno di morbide melodie calde e accoglienti. Poi c’è il corollario di personaggi e storie che la Lenker ci presenta come fossimo amici di famiglia. Si prenda la cascata di immagini di Mary, una ballata d’amore su leggerissime note di piano che potrebbe non finire mai.
Dal fingerpicking di Pretty Things ai toni risolutivi di Black Diamonds, passando per un’irrequietezza che non li rende mai noiosi o ridondanti, con Capacity i Big Thief non conoscono passaggi a vuoto, cadenzano meticolosamente ogni secondo, si prendono i rischi necessari per cucire gli abiti giusti alle loro canzoni e finiscono per definire uno dei dischi indie rock più belli e interessanti dell’anno.
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