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Se sei cresciuto ad Atene, nella scena hardcore e post-punk dei primi anni Novanta, poi ti sei spostato a Londra per essere membro attivo (come promoter, produttore e artista) nella scena noise sperimentale, in seguito sei andato a vivere a Berlino per dare una geolocalizzazione sensata a una delle etichette più influenti e all’avanguardia del panorama europeo, la PAN, e infine hai deciso che la città ideale per i tuoi prossimi progetti sarebbe stata New York, allora è molto probabile che il tuo percorso di ricerca musicale abbia metabolizzato alcune delle tensioni creative più intense e proficue in seno all’ambito elettronico.

Questa, in estrema sintesi, la traiettoria artistica di Bill Kouligas, tra le menti più brillanti della nuova musica sperimentale, capace di una visione organica e avanguardista nella quale i linguaggi visivi si compenetrano con quelli sonori, alla ricerca di una sinestesia votata alla contemporaneità estrema. Con l’etichetta da lui stesso fondata nel 2008, l’artista greco raccoglie intorno a sé artisti di comprovato spessore e giovani dalle ottime speranze, provenienti dai più disparati contesti: Florian Hecker, Oren Ambarchi, Afrikan Sciences, Lee Gamble, M.E.S.H., Visionist, HELM e Objekt, per esempio. La formazione da graphic designer, inoltre, gli permette di curare personalmente ogni singolo dettaglio delle uscite discografiche, gli artwork come l’approccio concettuale, le strategie di comunicazione come la produzione, sviluppando una forte identità editoriale unica nel suo genere. Come artista ha da poco remixato un brano da Lost Themes, ultima creazione sonora del regista/compositore John Carpenter, e le sue collaborazioni vanno da Joseph Hammer, Destroy All Monsters, Sudden Infant, C Spencer Yeh, John Olson, Christian Weber, Chris Corsano, RLW, Kouhei Matsunaga. Il suo suono è un mix scuro e vibrante, nutrito di techno, industrial, noise e varie forme sperimentali.

Ad analizzare le produzioni recenti in casa PAN sembra emergere una certa propensione al fuori-formato in chiave audiovisiva: Lexachast è una composizione audiovisiva in forma di sito web nata dalla collaborazione con il duo Amnesia Scanner e l’artista concettuale olandese Harm van den Dorpel; Deceptionista è un collage audiovisivo realizzato da Aaron David Ross (ADR) che si fruisce come album stampato in edizione limitata su SD card o come un ecosistema virtuale in rete. Sono molti gli elementi in comune tra i due progetti, ma quella che emerge come maggiormente significativa è la ricerca di una qualità immersiva della fruizione. Per gustare appieno i quindici minuti e trentotto secondi di Lexachast, infatti, bisogna mollare gli ormeggi della razionalità funzionale alla quale spesso la rete ci chiama. Bisogna abbracciare uno spirito lisergico insito nella trama narrativa, composta da frammenti sonici, droni e glitch orchestrati insieme con impeto epico, come pure nella composizione delle immagini che sovrappone e stratifica livelli in dissolvenza, non immune dalla ricerca di un bilanciamento ideale tra compostezza e caos.

In effetti, il lavoro di Harm van den Dorpel è da sempre basato sull’indagine dei rapporti tra le strutture informatiche e le nuove forme dell’immaginario, tra il rigore matematico delle funzioni algoritmiche sottese alla rete e l’intuitività espressiva liberata dagli ambienti digitali. Una simile tensione sembra registrarsi nella composizione sonora che tesse voci distorte, atmosfere industriali, distensioni post-ambient e pulsazioni minimali. La cosa che più colpisce di questo complesso lavoro è proprio l’incedere narrativo, sintatticamente controllatissimo, con un’introduzione distesa, lo sviluppo intermedio compulsivo e il crescendo finale di stampo sinfonico che squaglia il costrutto complessivo in una materia ameboide e fluttuante.

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