Recensioni

7.7

I nuovi meccanismi e tempi di scoperta e fruizione della musica ci permettono di scoprire o riscoprire artisti che, nonostante spesso una produzione al limite dell’avveniristico, non hanno goduto in vita di successo o riconoscimenti: è il caso, per fare un esempio noto, di Arthur Russell, il cui nome, prima di tutte le ristampe e gli inediti arrivati negli ultimi quindici anni, circolava pressoché solamente tra gli amici e i collaboratori.

Qualcosa di simile è accaduto anche per l’islandese Sigurbjörn Þorgrímsson, dj, producer, animatore e promotore della scena elettronica autoctona già dai primissimi anni novanta (nel ’92 collabora con un giovanissimo writer inglese il cui nome è Clifford Joseph Price e che, pochi anni dopo, scriverà la storia della club-music inglese e non solo): se durante la sua breve ed eccitante esistenza Bjössi (come era anche conosciuto) ha venduto i propri lavori quasi esclusivamente durante le serate che lo vedevano esibirsi, la sua eredità va ben oltre la discografia ufficiale. Attivo prima con l’alias Ajax e dal 1994 invece con il più famoso Biogen, il producer ha compiuto un percorso artistico comune a molti artisti elettronici degli anni Novanta: la folgorazione degli esordi più rave-oriented, un breve e ovvio periodo jungle di transizione e infine la gloriosa techno-ambient, spesso coraggiosa e sempre personale, che caratterizza anche le due realtà che hanno segnato (e che ha contribuito a fondare) tutta la sua fase più matura, l’etichetta Thule Records e il collettivo Weirdcore (recentemente omaggiato da un altro islandese piuttosto eccentrico, Bjarki, nel titolo del primo ep firmato con lo pseudonimo Cucumb45 per la label autogestita bbbbbb).

Ed è probabilmente proprio Bjarki che dobbiamo ringraziare per questa bella compilation pubblicata dalla Trip di Nina Kraviz e dalla stessa producer russa selezionata: da amico e sodale il giovane compositore elettronico di Reykjavik potrebbe infatti essere il collegamento tra la bella Nina e Biogen, scomparso nel 2011. Halogen Continues riesce bene nel tentativo di raccontare le varie anime di Biogen in tredici tracce che spaziano da verissimi assalti sonici a passaggi (e paesaggi) più evocativi: l’esplosiva accoppiata iniziale (una Lag 38 breve e acidissima seguita dal breakbeat modernissimo di Borealis) lascia spazio ai panorami ambient degni di Eno e Lanois di Autofloat, una Lag 24 che farebbe la fortuna di molti, scurissimi producer industrial-techno attuali appare uno scherzetto rispetto all’ortodossia rave della successiva 160 Techno, Bliss è un’odissea sci-fi di otto minuti tra il Vangelis più ispirato e l’Aphex Twin più ambizioso, mentre Lag 8 e Forever Is Never Again sono purissimi squarci di futuro stile Luke Vibert.

Entro la fine dell’anno un’altra retrospettiva, più orientata all’ambient sperimentale, dell’opera di Biogen vedrà la luce: non possiamo che rallegrarci, ma nel frattempo già questa Halogen Continues descrive bene la visione artistica dell’islandese, complessa, eclettica, auto-ironica e sincera.

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