• Ott
    30
    2015

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Virgin

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Nel fragile quanto dinamico panorama discografico a volte può essere appagante aggrapparsi alle poche certezze rimaste. Una di queste è che l’Inghilterra continuerà imperterrita a proporre ad intervalli più o meno regolari fantomatiche next big thing destinate – nella maggioranza dei casi – a fugaci apparizioni sui magazine/siti specializzati nazionali, prima di finire nel dimenticatoio (non facciamo nomi perché la lista sarebbe troppo lunga). Chiaramente non stiamo parlando di band per certi versi più sofisticate e solide, pur rimanendo all’interno della cornice pop (come possono essere Wild Beasts, Foals o Daughter) o di gruppi più vicini a un credo realmente underground, ma di tutta una schiera di formazioni fedele a crismi british del rock&roll che per qualche motivo accendono, nel cuore degli inglesi, la speranza di rivedere il proprio paese in cima al mondo, come ai tempi del britpop e – in forma minore – dell’indie rock mid ’00.

Tra le scommesse per il 2016 ci sono i Blossoms, band di Stockport (Manchester) composta da Charlie Salt (basso), Josh Dewhurst (chitarra), Joe Donovan (batteria), Myles Kellock (tastiera) e Tom Ogden (voce e chitarra). Proprio quest’ultimo funge da catalizzatore mediatico, forte di una figura da pseudo-dannato e – sopratutto – di una vocalità piuttosto riconoscibile già al secondo ascolto. Autori di un primo quattro tracce pubblicato a luglio (Blown Rose), i Blossoms tornano velocemente sugli scaffali reali e virtuali con un secondo EP – composto sempre da quattro brani – intitolato Charlemagne. Il lavoro, pubblicato via Virgin, è un rapido riassunto di quel che gli inglesi hanno da offrire al momento in cui scriviamo, ovvero un innocuo indie pop-rock dai discreti slanci radiofonici.

La title track, in questo senso, è il pezzo meglio riuscito: merito anche di un motivetto di synth a presa facile che sposta tutto verso uno strano incrocio tra synth-pop, britpop e l’indie pop festaiolo di alcuni, insignificanti, colleghi americani. Synth protagonista anche in Polka Dot Bones, frenato a tratti solamente da un duetto voce-chitarra che può ricordare gli Arctic Monkeys anni Dieci. Ritmi gommosamente funky, invece, nell’anonima Across The Moor, tenuta in vita grazie a micro stop&go non banali, mentre di mood diametralmente opposto è la conclusiva For Evelyn, ballata adagiata sopra un malinconico pianoforte. Un diversivo non particolarmente riuscito, ma comunque potenzialmente da approfondire.

Abbandonata quasi completamente la componente psichedelica che caratterizzava il primo EP Blown Rose, i Blossoms hanno trovato una strada dignitosa verso un non poi così probabile successo. I nuovi eroi della musica inglese sono altrove, al massimo su queste coordinate potranno soffermarsi per qualche mese gli appassionati del taglio brit di un Alex Turner (o di un Richard Ashcroft) e i nostalgici dei migliori The Coral (l’EP è prodotto proprio dal leader della band di Dreaming of You, James Skelly).

15 Novembre 2015
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