• giu
    11
    2013

Album

Warp Records

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Qualche anno fa, quando scrissi il monografico su queste pagine a proposito delle prime registrazioni di Mike Sandison e Marcus Eoin, evidenziavo quanto il vero succo della poetica dell’allora collettivo risiedesse nella rappresentazione della nostalgia, del ricordo e della perdita, attraverso installazioni fatte di musica e video ispirate dal National Film Board of Canada, ovvero da quei famosi documentari dai quali tutta la vicenda BOC ha preso il via.

Nel 2013, vederli tornare dopo le colorate incursioni di The Campfire Headphase e Geogaddi con un videoclip da deserti dopo bomba H e un titolo come Reach For The Dead, dà l’impressione che tutto, attraverso un  movimento ellittico durato tutti i Duemila, torni all’idea iniziale, a quest’enigma di diciassette episodi, come ai vecchi tempi.

C’è molto del pensoso immaginario del clip nel nuovo lavoro, a partire da Gemini e White Cyclosa, e s’avverte contestualmente che i BOC sono tornati a casa con spirito e umori differenti dai 90s. Del resto, come ogni loro album, anche Tomorrow’s Harvest assorbe dalla contemporeaneità spunti e modalità operative: The Campfire Headphase faceva tesoro di alcuni fermenti folktronici – introducendo le chitarre – mentre  qui, più mimeticamente, l’approccio si traduce in una maturata resa del suono, diciamo, suonato. Nell’anno dei Daft Punk, il duo punta su una ricognizione à la Oneohtrix Point Never e krauterie di ritorno, con gli occhi puntati sui pad invece delle batterie programmate e i break (che comunque non mancano). Così le tastiere sono uber 70s e accarezzano qualcosa tra droni, cosmiche, un pizzico di thrilling hauntologico e della sana ripetizione di stampo minimalista (Jacquard Causeway, Collapse, Semena Mertvykh oltre al trittico iniziale).

Le chitarre sono praticamente assenti – evidenti solo in New Seeds e usate “dronicamente” in stile Kranky nel singolo – e pure il lavoro sui field recording si fa accessorio (sostanzialmente ha il ruolo d’impolvere la produzione). Misuratissimi anche i dialoghi alieni e i caratteristici off pitch che fecero la fortuna di Music Has The Right To Children (Split Your Infinities). E’ chiaro come il duo voglia tornare ai cari temi non calcando troppo sull’immaginario sci fi e, anzi, concentrandosi su un piano sequenza più adulto e distaccato. Come dire, osservazioni dallo spazio sulla deriva dell’uomo sulla Terra e non viceversa (la radio trasmission per voci distorte e ambient di Telepath). Perso il colore e le orchestrazioni di The Campfire Headphase atterriamo così anche dalle parti del marchio BOC più storicizzato (Cold Earth) e, dunque, alle nottate all’Hexagon Sun (Sick Times, Sundown), peraltro in filo rosso con una delle tracce più emblematiche e laterali di quel lavoro, Slow This Bird Down. Cambia l’angolazione però, che è quella dei tempi malati in cui viviamo e degli sguardi su un pianeta al collasso, come in un negativo di Random Access Memories.

Dunque il mistero è tornato nelle produzioni di Mike Sandison e Marcus Eoin e questo è gran un bene (Palace Posy). Oltre l’effetto euforia suscitato della caccia al tesoro numerologica che ha investito la promozione dell’album a partire dallo scorso Record Store Day (e ricordiamolo: i Nostri con cabale e Fibonacci hanno un conto aperto con i fan già dai tempi di Geogaddi) e il trepidante ascolto dell’album svelato in streaming live mondiale lo scorso 3 giugno su You Tube, ciò che abbiamo tra le mani – e nelle orecchie – è un album che accarezza la grandezza di alcuni storici gioielli, fatto da gente che gli scatti con la Lomo li faceva molto prima che Instagram ci invadesse i telefonini.

La vertigine c’è ed è dietro l’angolo; l’assenza equivale all’astinenza di un suono costruito da chi non cerca i brividi, ma sa ancora dare dipendenza. Reach For The Dead è questa grande traccia BOC, la leggerezza di una Nothing Is Real con gli archi-sample in tensione a spostarsi come sedie nella stanza, New Seeds (il suono più kraut rock mai generato) è un’altro grandissimo brano e gli episodi finali una spendida chiusura di una già solida scaletta. Tomorrow’s Harvest, in pratica, è l’appuntamento con la storia rispettato. Come To Dust, daddy.

7 Giugno 2013
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