• Mar
    25
    2016

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Merge

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Due album fa – con Silver Age – salutavamo il ritorno di un cantautore ritrovato dopo il tergiversare dei dischi post-Sugar. Bob Mould che ritorna a fare il Bob Mould che conosciamo meglio e che amiamo di più. Ora ti riconosco Bob… Più rassicurante per tutti. Va bene. Di solito il critico critica, tira fuori il discorso del cliché – il cliché che vince sull’irrequietezza creativa. Ma sfido chiunque a preferire Modulate… (a parte, forse, Mould stesso, che con la discoelettronica si è divertito parecchio).

Terzo album, quindi, dopo la rinascita del Mould “classico”. Cosa dire di questo suono: che a furia di combinare opposti il vecchio Bob si è ritrovato con un materiale plastico così compatto, quasi un blocco monolitico, in cui ormai non si possono scindere gli elementi melodici da quelli noise e che soprattutto lui sa modellare scolpendo ogni sfumatura. Regalandoci brividi a ogni pezzo nuovo, anche se in fondo the song remains the same. Voices in My Head – un giro armonico di chitarra acustica cosparso di scaglie ispide di un’elettrica distorta e effettata – sarebbe stata idealmente l’anello di congiunzione tra Workbook e Black Sheets of Rain, e invece è il brano di punta di un disco del 2016, e non si sentono nemmeno tanti brani così, oggi.

Le canzoni di Patch the Sky e in generale dell’ultimo Mould (ma lo stesso si potrebbe dire di un J Mascis, altro godfather del rock alternativo “storico” americano) hanno quei tre-quattro modelli, tre-quattro calchi ben definiti, quelle tre-quattro anime, nel senso tecnico e nel senso figurato, tre-quattro varianti intorno a cui si modellano gli arrangiamenti, intorno a cui gira tutto; le linee melodiche rapide e fulminanti in un pop-core carico di distorsione (End of Things e You Say You), il cantautorato hardcore-rock mid-tempo (Hold On e Lucifer and God), le ballate vibranti di chiaroscuri psichedelici (Black Confetti), il power pop sugariano – ma che sugariano, mouldiano – di Pray for Rain, l’hard rock di Daddy’s Favourite. Fatto sta che sono tutti con il marchio d’autore. Di uno che ha tanto da insegnare in materia di scrittura. Quando si parla di un cantautore alla guida di un power trio, Bob Mould è ancora Bob Mould. È mai stato altro? No, anche se ci ha provato.

24 Marzo 2016
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