Recensioni

«Dimmi, non ti senti usato?»: in questo interrogativo si cela la forza comunicativa dei Bodega. I newyorchesi hanno riversato in un Ep i tratti salienti di un sound interessante, che in Endless Scroll piantava la bandierina di un post punk a stelle e strisce rinvigorito dalla What’s Your Rupture, label dei coetanei di sound Parquet Courts, Iceage e Royal Headache.
Shiny New Model è semplice e folgorante allo stesso tempo: lo è perché “it’s only rock n roll but I like it” e va consumato senza aspettative particolari, se non quelle legate a testi ben più profondi della loro natura catchy. Pop e fuliggine, d’altronde nell’ultimo anno (lo ricorda anche Riccardo Zagaglia in questo articolo) non sono mancati gruppi angloamericani che hanno riproposto un post punk rielaborato in base al proprio Dna. Si parlava qualche tempo fa con l’editore proprio di questo e di un “passo Clash” (già ben strutturato nell’elettronica) che sarebbe fondamentale per un’evoluzione di un genere nato nel secolo scorso e rivitalizzato nel terzo millennio. Così, ci sono i poeti irlandesi, la working class bristoliana, gli amanti londinesi del jazz e chi dalla City scappa per rifugiarsi in violini e fiati. E anche oltreoceano le proposte non mancano: non solo all’ombra della statua della Libertà ma, per esempio, anche sotto l’acero (vedi gli Ought).
Tutto questo per dire che, se dovesse servire, le chitarre non sono morte. In tutto il groviglio di anatemi in stile Mark E. Smith, sedimenti art rock, gain tirati e metronomi su di giri c’è un elemento caratterizzante che, forse, è utile per comprendere quale può essere il valore di ogni singolo ensemble post punk nell’era della trap. Quello che probabilmente rende affascinanti questi gruppi è il punto d’incontro tra il locale e l’universale. No, non è un vaneggiamento. Prendiamo i Fontaines Dc o gli Idles, soltanto perché finalisti dei Mercury Prize: le loro Dublino e Bristol rivivono in debutti in cui si parla anche dell’Ulisse di Joyce o del sistema sanitario britannico. Stesso discorso applicabile, appunto, ai Bodega che citano i tubi Pringles e i “six pack” come testimoni del consumismo nel quale viviamo e, nell’arco di qualche verso, parlano di maschere pirandelliane che indossiamo nel quotidiano.
Più che un Ep, Shiny New Model sembra un album e, come tale agisce. Lo fa nel centro tematico e sonoro del manifesto d’intenti No Vanguard Revival, così come nel finale in cui la post verità si riflette nell’accoppiata conclusiva di brani Realism e Truth Is Not Punishment, quest’ultima in doppia versione “long” e “short”. Anche per questo motivo l’Ep è più a fuoco dello stesso debutto e ci mostra una band a suo agio tra singalong, piglio disco e una capacità analitica che unisce il Wto all’uomo in valigia che, distratto, sbatte contro di te per strada.
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