black midi, Black Country, New Road e Squid: nuova linfa post-punk nella scena inglese

All’ombra della Brexit e di tutte le ingiustizie sociali, da qualche anno la scena (post) punk albionica sta trovando nuova linfa nel raccontare l’here and now con linguaggi ancorati al contemporaneo, partendo dalle lezioni del passato. Band come gli Idles, gli Shame, gli Sleaford Mods o i Fat White Family (e possiamo pure citare i Fontaines D.C. dalla confinante Irlanda) hanno già trovato il loro posto di rilievo all’interno dell’attuale panorama musicale; in questa occasione, però, vogliamo addentrarci in un contesto – in un certo senso – maggiormente underground, legato a doppia mandata alla città di Londra, tornata finalmente attiva dopo qualche anno di stallo grazie alla scena della Blue Flowers Record in ambito sophisti-pop (Westerman, Puma Blue, Nilüfer Yanya…) e soprattutto grazie a una serie di giovanissime band alle prese con il lato più artsy, free-form – e superficialmente pretenzioso – del post-punk, non troppo distante dall’idea di “free jazz punk inglese” di Battiato: black midi, Black Country, New Road, Squid (di Brighton ma stanziati a Londra), Sistertalk, senza citare gli Hotel Lux (apprezzati al Green Man Festival 2017) e i Nervous Conditions (visti qua in Italia in apertura ai Beach Fossils due anni fa) già sciolti dopo le accuse nei confronti del frontman Connor Brown.

Dei black midi abbiamo già parlato in sede di recensione. Il loro poliedrico mix di tutto e niente (math-rock, art rock, no wave, post-punk d’annata, post-hc, jazz-core, post-rock, materiale Touch and Go e prog-rock, immersi nei fumi di una beat generation mai vissuta) contenuto nell’album d’esordio Schlagenheim è un po’ il manifesto della “nuova” scena londinese. Il quartetto composto da Geordie Greep (voce e chitarra), Matt Kwasniewski-Kelvin (chitarra e voce), Cameron Picton (basso e voce) e dal funambolico Morgan Simpson (batteria), partendo dalle più classiche intuizioni da jam in saletta, compone in modo mutevole, imprevedibile e ambizioso. C’è ancora margine di miglioramento, ma già oggi sono una delle realtà più promettenti della guitar-music tout court.

Anche loro – come i black midi – nel giro della Speedy Wunderground di Dan Carey, i Black Country, New Road sembrano in procinto di esplodere, forse addirittura più della band di Geordie Greep. Capitanati da Isaac Wood e letteralmente nati dalle ceneri dei Nervous Conditions, la formazione inglese ha già fatto parte della serie sperimentale Drift curata dagli Underworld (la bassista Tyler Hyde è la figlia di Karl Hyde) e arricchisce il suono sghembo, sospeso tra spoken post-Mark E. Smith e chitarre ad altezza Steve Albini, con la violinista Georgia Ellery (e il suo background klezmer) e con il sassofonista Lewis Evans. Due i singoli fino ad oggi pubblicati: Athen’s, France, brano impregnato di tensione anche nei momenti più distesi (nei quali viene anche citata paro paro Motion Sickness di Phoebe Bridgers, «why do you sing with an English accent? I guess it’s too late to change it now»), e Sunglasses, sold out in tutti formati disponibili dopo due giorni, semplicemente maestosa nei suoi quasi nove minuti in cui sembra di sentire dei Protomartyr più pastorali abbandonati alle angolazioni jazz-avant.

Maggiormente groovey, diretti e melodici, gli Squid pubblicheranno – sempre via Speedy Wunderground – a settembre l’EP Town Centre anticipato dal singolo The Cleaner, traccia di sbilenca new wave (tanto Talking Heads, quanto XTC, quanto Devo) tagliata post-punk che conferma il clamore suscitato a inizio anno col brano Houseplants, anch’esso prodotto da Carey. Gli Squid si presentano con una formazione sui generis, con il batterista (e voce principale) Ollie Judge come vero leader.

I Sistertalk – Gabriel Levy (voce), Dan Levy (batteria), Seth Evans (synth), Tom (basso) e James (chitarra) – purtroppo hanno annunciato lo scioglimento proprio in questi giorni via Facebook, ma hanno fatto in tempo a consegnarci uno dei singoli più interessanti dell’anno: Vitriol. Post-punk a tinte oscure rafforzato da synth possenti e da situazioni al limite del cabaret-jazz.

Su coordinate non troppo distanti anche i south-londoners Blue Bendy (autori per il momento di un solo singolo intitolato Closing Sound) e Dry Cleaning (spoken-art-punk).

2 Agosto 2019
2 Agosto 2019
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