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Custodendo gelosamente le sue radici ed applicando ad esse l’estro musicale d’Occidente, Goumar Almoctar, in arte Bombino, torna con il suo terzo progetto discografico. Azel è stato registrato a Woodstock seguendo gli ottimi consigli di David Wrench e Dave Longstreth dei Dirty Projectors, a cui ha passato il testimone Dan Auerbach dei Black Keys (produttore dell’album precedente).

A partire dal titolo – Azel significa “radici” ed è anche il nome di un piccolo villaggio del Niger – il chitarrista esprime il desiderio di preservare l’onestà delle sue tradizioni, che ricevono nuova linfa vitale ed un’identità rinnovata dalle influenze musicali estere. A questo scopo associa quindi poliritmi africani a riff di chitarra elettrica, approccio blues e ritmiche reggae – da lui giustamente ribattezzate “tuareggae”. Canta malinconicamente nella sua lingua, il Tamasheq, dei ribelli Tuareg deceduti negli anni Novanta (Ashuhada), della difficile evoluzione del suo popolo (Timtar, Iwaranagh, Naqqim Dagh Timshar) e delle bellezze del deserto (Iyat Nanai / Jaguar), senza lasciar trapelare negatività nelle melodie. Racconta di amori perduti (Inar, Igmaiah Dum, Tamiditine Tarhanam) e amicizia (Timidiwa), prediligendo un suono autentico fatto di chitarre acustiche, percussioni e battiti di mani che si avvicina alla semplicità del folk inglese.

Il risultato è un mosaico folcloristico, un insieme di blues, reggae, folk e musiche africane. Suoni provenienti da ambienti culturali diversi che danno vita a qualcosa di nuovo, attraente e ricco: una sorta di album di famiglia, una raccolta di storie di vita che pone le basi di una nuova realtà musicale collettiva.

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