Recensioni

Il disco solista di Davide Dileo aka Boosta è una riunione tra cantanti pop italiani più o meno di successo e la mano gentile degli arrangiamenti synthpop prodotti dal noto tastierista dei Subsonica. Il suono è spalmato fra la sensibilità elettronica del miglior Morgan (1993) e la cura sonora nei tempi lenti che inaspettatamente si avvicina alle atmosfere dei Verdena. La voce di Boosta si mescola bene con quelle dei collaboratori. In particolare, emergono fra i duetti Luca Carboni in un trip synth rock che ricorda i Baustelle tagliati con chitarrine wave ’80 quasi in odore Diaframma (Come la neve), Enrico Ruggeri in fissa motorik-dark (La conversazione di noi due), Raf splendido sulle note della ballad blues Il mio compleanno. La lista prosegue poi con un buon uptempo di Giuliano Palma (Santa Kaos), la visionaria Noi con Malika Ayane e il buon intervento di Cosmo su Mezzo uomo. Tra le comparsate meno felici (ipotizziamo inserite per necessità di vendita), Briga, Nek e Marco Mengoni.
A molti pundit della critica musicale non va giù che artisti della cosiddetta scena indie anni ’90 siano approdati, come lo stesso Boosta, ai talent show e al successo mainstream: vedi ad esempio Manuel Agnelli o il già citato Morgan. La stanza intelligente fa capire invece che i semi piantati vent’anni fa su basi totalmente avulse dai gusti della massa, sono cresciuti fino ad entrare di diritto nel panorama pop nazionale. Per chi scrive è sicuramente un bene, dato che la qualità del suono e delle idee – seppur incasellate nei cliché della commerciabilità – offrono un prodotto quantomeno piacevole e ambizioso, ma senza spocchia. Ben fatto Davide.
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