Recensioni

C’è una costante nei disaster movie hollywoodiani ed è l’espediente della minaccia che viene dall’esterno permeato di allarmismo, paura incontrollabile e conseguente corsa agli armamenti. In un certo modo, è come se il cinema d’intrattenimento fosse uno dei pochi mezzi ancora a disposizione per poter esorcizzare una fobia così ben radicata nel tessuto culturale americano: da qui nascono alieni, mostri, creature non identificate (l’importante è che siano grosse e cattive) giunte tra i civili con un unico scopo, ovvero sterminare. Col tempo abbiamo imparato a vedere oltre la superficie, a scoprire che è sempre la più civilizzata delle parti a decidere se e come aizzare i propri nemici; se ci pensate, non è questa la storia del paese a stelle e strisce degli ultimi vent’anni, almeno da quando George W. Bush ha deciso che avrebbe esportato la democrazia in Iraq? Non siamo di fronte ad una perfetta fotografia di chi, pur di giustificare un atto violento (invasione, sfruttamento, violenza gratuita), è disposto a crearsi un antagonista immaginario? Il terrorismo rimane la paura più grande, tuttavia sembra che i veri mostri siano già all’interno dei propri confini, sparano nelle scuole, nei centri commerciali e nelle discoteche.
Ora, Rampage – Furia Animale, pop-corn movie dagli esiti scontati e piuttosto prevedibile in ogni sua mossa, è la dimostrazione di quanto il discorso di cui sopra è ormai insito nel genere, a partire dalla trama semplice ma significativa: la scienza odierna ha sperimentato un gene che, con molte probabilità, potrebbe curare malattie terminali, insomma il sogno della medicina moderna; ma ogni grande passo per l’umanità è destinato a diventare preda di una multinazionale che vuole modificare il corso della storia, così tre bestie contagiate per sbaglio da quel DNA crescono a dismisura e si trasformano in vere armi di distruzione di massa. Un lucertolone acquatico, un lupo mannaro e un gorilla albino invadono Chicago (per niente casuale questa de-localizzazione dell’evento, non è New York come negli Avengers, ma una città meno battuta dal cinema) e rappresentano in tutto e per tutto la fantasia della minaccia esterna cui addossare le colpe di decisioni sbagliate.
Terza avventura estrema per il duo ormai inossidabile formato da Brad Peyton (regista) e Dwayne Johnson (protagonista e produttore), dopo la discesa nei vulcani di Viaggio nell’isola misteriosa e la sfida ai terremoti di San Andreas, il film è un concentrato di propositi realizzati ed effetti speciali, sudore, discese pericolose e risalite piene di humor. Perché si sa, squadra che vince non si cambia, e Peyton è un ottimo capitano di brigata, ma stupisce come l’asticella della spettacolarità sia ogni volta spostata un po’ più in alto: qui, tra sequenze in elicottero e grattacieli sgretolati c’è solo da divertirsi, e il risultato finale, oltre a essere visivamente gradevole, è anche strutturalmente solido e privo di pause.
Inoltre, ed è sempre più un refrain del nuovo millennio, se non fosse per Johnson (che merita davvero un universo cinematografico a sé come quello dei Marvel Studios) le figure maschili ne uscirebbero con le ossa rotte – e non solo – denunciando una sorta di crisi del machismo hollywoodiano. C’è il maschio alfa interpretato da Joe Manganiello, un cecchino con mezzo volto sfigurato come da tradizione, che dura quanto un fiammifero acceso tra le dita; l’agente speciale con fare da cowboy di Jeffrey Dean Morgan è invece un abile giocatore dal carattere quasi femmineo, perché furbo, calcolatore e persuasivo; infine, uno dei due villain dichiarati è un ragazzino sciocco e innocuo. Sono decisamente più in gamba le due donne del film, la scienziata di Naomie Harris, e la cattiva senza scrupoli di Malin Akerman. Su tutti, inutile sottolinearlo, divampa la furia animale di Johnson, che non disdegna battute e gesti “tecnici” impossibili per gli altri, ma non per lui. A volte è sufficiente un briciolo dello smisurato carisma dell’attore per trascinare dal fondo della noia anche un blockbuster come questo, suo malgrado estremamente attuale e interessante se preso dal verso giusto.
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