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    24
    2017

Album

Hybridity Music, Tin Angel Records

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Ci deve essere una spiegazione per l’equazione che si sviluppa quando un gruppo musicale che viene dal Canada scopre le carte e riesce nell’intento di sorprendere con eclettismo e qualità. L’ennesima dimostrazione sono i Brasstronaut, sestetto di Vancouver che dopo un EP d’esordio e un LP si presenta con un album omonimo. Brasstronaut è un disco dalle mille influenze, eppure profondamente identificativo. Al suo interno troviamo il jazz, percussioni esotiche, fiati, melodie pop e, soprattutto, canzoni imprevedibili. I canadesi hanno costruito un album di nove brani eterogenei che invece di suscitare un effetto straniante nell’ascoltatore, lo avvolge, facendolo immergere nel sound multiforme della band.

Tocca al basso di Hawk e a rumori di fondo che emergono pian piano il compito di catapultarci nel labirinto dei Brasstronaut; quando ci sembra di aver afferrato il mood del brano, ecco arrivare una scarica ritmica frenetica che rimette in gioco tutto. È la stessa sensazione che ci pervade quando parte Paris, che sembra una b-side di These Are My Twisted Words dei Radiohead con aperture di synth che contrastano il carattere claustrofobico del brano. Cambi di ritmo, un pianoforte sempre presente ma mai preponderante e stravolgimenti di atmosfera sono solo alcuni dei marchi di fabbrica dei canadesi. Tutto questo a servizio di melodie pop come in Raveshadow o riff ossessivi in stile Bombay Bicycle Club come in Tricky. I fiati, poi, sono l’ottimo collante che sorregge tanto le strofe quanto i ritornelli, e spesso irrompono in primo piano, una versatilità che rende sia nelle parti strumentali (Whitney, dove i Pink Floyd fanno visita agli studi della Motown), sia in quelle caratterizzate dal cantato (Desert Rock, in cui i Doobie Brothers si danno alla psichedelia). Sicuramente una forte componente d’ispirazione è costituita dai Radiohead e dall’art-rock dei loro pupilli, gli Other Lives: gli incastri delle chitarre, le ritmiche e i fiati vengono frullati tra loro in maniera ipnotica (Old Pan) e a volte mescolati all’indie (Sooner Or Later). Brasstronaut è anche un disco dance: AbbaBee Gees sembrano rimanere sempre in fondo alla sala per non dare nell’occhio, ma il loro apporto si coglie ugualmente (Climb).

Il secondo disco dei canadesi è ricercato ed elaborato, ma la sua inclinazione pop e la sua versatilità lo rendono godibile e affascinante. Per via della sua doppia data di release (novembre 2016 per Hybridity Music, gennaio 2017 per Tin Angel Records) possiamo considerarlo a tutti gli effetti un album dell’anno in corso: motivo in più per sperare in un 2017 prolifico e di qualità.

24 gennaio 2017
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