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La scena di Boston – o più in generale del Massachusetts – alla fine degli anni ’80 era davvero fantastica. Un pezzo del presente e del futuro del rock alternativo si scriveva da quelle parti. Era lì che operavano pezzi da novanta (in tutti i sensi) come Dinosaur Jr., Pixies, Throwing Muses, Lemonheads, con lo spirito dei progenitori Mission of Burma ad aleggiare ancora sulle loro teste, insieme a tutti i progetti nati, come si dice, da una costola (Breeders, Belly) o sotto l’ala protettrice diretta o indiretta di qualcuna di queste band (i Buffalo Tom rispetto ai Dinosaur Jr., per esempio). Giustappunto i nuovi lavori di Breeders e Buffalo Tom usciti lo stesso giorno – e la notizia che pure i Belly dell’ex Throwing Muses (nonché Breeders) Tanya Donnelly starebbero per dare forma alla propria reunion, ci riporta indietro con la memoria a quegli anni di chitarre furenti e melodie strane e insidiose.

I suoni dei nuovi album di due band molto diverse, pur condividendo parte dello stesso background, distano da quelli di allora nella data di incisione e in poco altro, e ci parlano per entrambi di una formula ormai canonizzata e come tale oggetto di un più o meno spontaneo – forse meno che più – revival. La cosa assume i contorni di una replica scientifica se si pensa che la line-up di Last Splash delle Breeders è tornata insieme per suonare il disco per intero dal vivo e ha deciso dopo la tournée di comporre materiale nuovo il cui livello è assolutamente degno. All Nerve, che segue di dieci anni Mountain Battles, inciso da Kim con un’altra formazione, è breedersiano fino al midollo, un concentrato di cliché se vogliamo che fortunatamente non suonano come fiacchi steretotipi e mantengono freschezza, grinta, anche un certo impatto. Si aggancia quindi a Last Splash e al suono spigoloso di Pod, anche se con meno tensione nervosa, e sfodera reminiscenze pixiesiane – e non potrebbe essere altrimenti – negli episodi più movimentati (Wait in the Car) come in quelli più suadenti, ma sa anche di Sonic Youth (Spacewoman). Un pop-rock dal tono sempre caustico che alle parti più cantabili arriva sempre attraverso cambi repentini di tono, sprezzature e dissonanze, bizzarri crescendo, stemperandosi tra qualche oscurità (MetaGoth) o ipnotici slow (Walking with a Killer). Riconoscibilissime, ma sempre nel modo che non ti aspetti fino in fondo (6.9).

Di altra pasta erano appunto fatti i Buffalo Tom. I vortici di feedback alla Dinosaur Jr. degli esordi man mano lasciavano sempre più spazio al lato classico e melodico della band di Bill Janovitz, in primo piano soprattutto nel fortunato Let Me Come Over che per poco non li rese delle star (con pezzi ancora memorabili come Taillights Fade). Questo Quiet and Peace non contiene novità epocali, nemmeno rispolvera la asprezze degli esordi, e anche se lascia intravedere alcuni riferimenti di sempre (All Be Gone è un folk-rock caricato di elettricità di scuola Hüsker Dü/Replacements, Roman Cars alterna schitarrate squillanti a brume remiane, Overtime e Freckles alzano il tasso di romanticismo da sempre innato in molti pezzi BT) è una dimostrazione sufficientemente efficace di una scrittura che non arrugginisce e che regala ancora qualche brivido, en passant anche più di qualcuno (6.5).

4 Aprile 2018
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