Recensioni

8.0

Non siamo mai stati sulla Luna. Paul Is Dead. Jim è vivo. Brian Eno non è un genio. Colpo da maestro in social media management da parte di un Eno ultrasettantenne ma sempre lucido protagonista della contemporaneità: cogliere l’occasione del cinquantenario dello sbarco sulla Luna per rilanciare un capolavoro ambient di trentasei anni fa, aggiungendo al pacchetto un intero nuovo album in promo 2×1 e presentando il tutto mentre viene insignito della medaglia Stephen Hawkins in comunicazione scientifica, e un’asteroide viene chiamato con il suo nome. Geniale. Chi scrive invece coglie l’occasione per rilanciare, rivedendola e integrandola, la scheda monografica dedicata dal Nostro, da cui poi sostanzialmente copia e incolla tutto il prossimo paragrafo. Meno geniale, ma quanto meno funzionale. D’altronde, «repetition is a form of change».

Alla fine del 1982 il documentarista Al Reinert commissiona a Eno la colonna sonora di un film sulle missioni lunari Apollo, nel quale viene esclusivamente utilizzato footage originale della NASA. Il documentario verrà ultimato e presentato solo nel 1989 con titolo For All Mankind, mentre l’album Apollo: Atmospheres & Soundtracks, realizzato al Grant Avenue Studio e firmato Brian Eno With Daniel Lanois & Roger Eno (il fratello minore, classe 1959, con il quale finora Brian non aveva instaurato grandi rapporti) sarà invece pubblicato prima, nel luglio del 1983. Il disco (da cui alla fine verranno utilizzati per il film solo sette track su dodici) è definito dai suoni del synth Yamaha DX7 (uscito proprio nel 1983 e di cui Brian diventa virtuoso, non limitandosi ai preset ma mettendo le mani nel suo complesso sistema di programmazione), dalla chitarra di Lanois (in versione country & western per Silver Morning, Deep Blue Day e Weightlesscome dirà in seguito Eno, l’idea era quella di creare «country music a gravità zero», ispirata dalle cassette che gli astronauti ascoltavano durante i loro viaggi spaziali) e da semoventi bassissime frequenze. Due brani riceveranno particolare attenzione perché utilizzati anche per altri film (Deep Blue Day, in Trainspotting, e An Ending (Ascent), non solo in 28 giorni dopo, sempre di Danny Boyle, ma anche in tanti altri); spicca la pura bellezza di Always Returning, firmato dai fratelli Eno, che ricorda le migliori ricorsività melodiche di Evening Star.

In confronto alla bellezza sospesa, magicamente fluttuante di Apollo, il nuovo modulo aggiuntivo impallidisce e un po’ immalinconisce. Nominato furbamente For All Mankind per prendere luce di riflesso dall’evento, e pur con qualche momento mirabile (Over The Canaries e Strange Quiet, meditazioni rarefatte al profumo di neroli; il carillon glitch di At The Foot Of A LadderWaking Up e Under The Moon, ideali outtakes di Voices, l’esordio solista del 1985 di Roger, trattato da Brian e prodotto da Daniel), l’album allegato di inediti firmati dal trio Eno-Eno-Lanois non decolla. Poco male, non ci resta che far ripartire Apollo e naufragare dolcemente nel Mare della Tranquillità.

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