Recensioni

“Cinematico”: se mi dessero 50 centesimi per ogni volta che questo aggettivo è stato usato per descrivere la musica di Brian Eno sarei ricco. L’intrinseca cross-sensorialità delle opere cinematografiche rappresenta l’ambito perfetto per le proposte più “atmosferiche” del non-musicista più influente della seconda metà del ventesimo secolo (che poi forse, dopo sei decenni di progetti degni, se non sempre di ammirazione assoluta, almeno di attenzione e massimo rispetto, sarebbe finalmente il caso di togliere il “non” alla definizione di “musicista” quando si parla dell’inglese, cosa ne dite?). Accostati alle immagini in movimento, i bozzetti dipinti da Eno (e dai suoi collaboratori) con una manciata di note e tanto mestiere in studio di registrazione assumono in pieno il ruolo di musica funzionale, da collocare serenamente nello scaffale “ambient” (genere, se non creato, istituzionalizzato dall’inglese, che nella pregevole intervista pubblicata per l’occasione dal New York Times definisce efficacemente come “design di esperienze musicali”), programmaticamente pensati non per aggiungere senso ai film di cui fanno parte della soundtrack, non per sottolineare determinate scene o momenti clou, ma piuttosto per aumentarne il carico di ambiguità, espandendone più che chiarendone i significati. E a dimostrazione di ciò è il fatto che a volte gli stessi pezzi siano stati utilizzati per film diversi (un esempio per tutti: Deep Blue Day, scritta da Brian insieme a Daniel Lanois e al fratello Roger Eno per il documentario For All Mankind sulle missioni Apollo, ma poi ripresa in maniera straniante da Danny Boyle in Trainspotting).
In Film Music 1976-2020 sono stati raccolti 17 brani utilizzati nelle colonne sonore di lungometraggi, serie televisive, documentari: una selezione necessariamente parziale e, nella sua portata antologica, volutamente disparata, per un risultato diseguale (a tratti triviale, a tratti celestiale) e spesso pleonastica (il compilatore non ha resistito alla tentazione di inserire capisaldi arcinoti del corpus enoano), ma la presenza di vari inediti ne fa alzare il livello di interesse. Concentriamoci allora sui pezzi del lotto che non erano stati finora pubblicati, a partire dai due estratti dalla soundtrack di Top Boy, la serie di Channel 4 ora su Netflix per cui Eno aveva vinto un Bafta Award nel 2012: perfetti esempi di quell’impalpabile astrazione impressionista che definisce l’approccio “filmico” del Nostro, affinata e raffinata nel tempo. Due altri esempi recenti: Decline And Fall del 2017, per O Nome da Morte del brasiliano Henrique Goldman (che ha anche diretto il bel video realizzato per l’occasione della pubblicazione della raccolta, e che immaginiamo essere tratto/ispirato dal suo film) e Design As Reduction del 2018, per il documentario Rams.
La sognante e un po’ stucchevole Ship In A Bottle, composta da Eno con Jon Hopkins e Leo Abrahams nel 2009 per la colonna sonora di Amabili Resti di Peter Jackson, risulta perfettamente in linea con la produzione coeva del trio (vedi Small Craft On A Milk Sea). In Blood Red, tratto da un documentario della BBC su Francis Bacon del 2005, un’inconsueta linea melodica arabesca su un tappeto di suoni notturni in stile Ambient 4 (On Land). Nel brano più recente del lotto (Reasonable Question, per il documentario datato 2020 We Are As Gods) Eno gioca e pasticcia un po’ con la drum machine; una batteria reale punteggia invece Late Evening In Jersey, utilizzata in Heat, l’eccellente film del 1995 di Micheal Mann, ma non compresa nel disco della colonna sonora del lungometraggio. La gemma nascosta della raccolta è il rarefatto carillon di Undersea Steps, dall’oscuro score di Eno per un documentario sugli squali martelli del 2004. Erano già state pubblicate invece le tre tracce cantate (due da Eno, una da Bono in versione Passengers), che in questa compilation possono figurare fuori luogo.
Non è la prima volta che nella discografia di Brian Eno compaiono riferimenti a “musiche per film” (a partire dal capolavoro pubblicato nel 1978, come versione rivista e corretta del progetto di “library di atmosfere” fatto circolare solo tra gli addetti ai lavori due anni prima; poi negli anni Ottanta di Music for Films usciranno altri due volumi, a cui si aggiungerà nel 2005, tanto per mischiare ulteriormente le carte, More Music For Films). Tenuto conto della mole di materiale a disposizione, siamo ragionevolmente certi che non sarà l’ultima.
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