Recensioni

Per l’undicesimo album in carriera Brian Wilson torna con Capitol, l’etichetta dei Beach Boys, collaborando con il vecchio sodale Joe Thomas, con il quale aveva realizzato That’s Why God Made The Radio, in occasione della reunion del gruppo per il cinquantesimo anniversario nel 2012. Oltre ad alcuni vecchi compagni (Al Jardine, David Marks), prendono parte a No Pier Pressure anche She & Him, Mark Isham, Peter Hollens e numerosi altri ospiti.
Detto che il breve incipit beachboysiano This Beautiful Day e il finale The Last Song (una ballad nostalgica e atmosferica) reggono abbastanza bene, è il resto dell’album, con qualche eccezione, a convincere poco. Ritmiche Ottanta incomprensibilmente fuori tempo massimo (tra tutte Runaway Dancer svetta per bruttezza, ma anche The Right Time, con Al Jardine e David Marks, e Saturday Night), iperproduzioni che schiacciano (Tell Me Why, Whatever Happens, che però ha una sua gradevolezza), alternate a buoni momenti come il pezzo con She & Him On The Island, lo strumentale Half Moon Bay con la suggestiva tromba di Mark Isham e poco altro.
Nessuno come il Nostro ha avuto momenti positivi e negativi così netti in carriera, eppure il non troppo lontano e glorioso Brian Wilson Presents… Smile del 2004 aveva restituito al suo capolavoro perduto e a lui tutto il suo splendore. Ci si deve accontentare di guizzi sporadici, in quest’ultimo caso, come echi di passate grandezze, continuando a volergli tutto il bene del mondo.
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