• ott
    20
    2017

Album

Sub Pop

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Per presentare i Bully, che dopo un LP d’esordio per i tipi di Columbia fanno il loro ingresso con questo secondo album nel roster della casa di Seattle, Sub Pop si affida alle parole di Patty Schemel, ex batterista delle Hole. «Amo i Bully come amo i Sebadoh, i Dinosaur Jr e le Breeders. La loro musica mi riporta a quei pezzi essenziali e ben scritti che ti rimangono nella testa e che non invecchiano mai». La scelta della testimonial non è casuale, perché uno dei termini di paragone per il suono di Losing sono proprio gli psicodrammi grunge-core dell’ex gruppo di Patti (sentire Not the Way) e più ancora delle Babes in Toyland. Affinità elettive per Alicia Bognanno e i Bully, che non può/possono negare di ispirarsi al suono chitarristico degli anni ‘90.

Le eruzioni di rabbia alla Kat Bjelland – meno ruggenti e viscerali dell’originale –, il sound più esile e nervoso delle Sleater-Kinney, le dissonanze à la Sonic Youth, il pop frastornante alla Pixies: è tra queste coordinate che si muove il sophomore del gruppo di Nashville, alternando soprattutto veloci pop-punk (Kills the Same, Feels to Be Resistant, Blame, chitarre soniche prestate a un power pop spinto), tortuose blueserie (Seeing It, Guess There) e il vecchio foxcore rivisitato sempre in salsa post-grunge (anche con qualche rintocco folk alla Belly/Throwing Muses, si veda Either Way). La preferenza su tutti i pezzi però va a Focused, una ballad non lineare, l’unico pezzo insieme alla conclusiva Hate and Control che va oltre i tre minuti per occupare uno spazio intrigante e insusuale, tra gli sbalzi umoral-melodici delle Breeders e la suspense sincopata dei Fugazi.

Come per il disco precedente, Bognanno, allieva di Albini, fa tutto da sola in cabina di regia. La leader ha personalità da vedere. Personalità che ha anche il sound del complesso, abbastanza per essere credibile ma non ancora per quello scatto di reni che porterebbe davvero a fare il salto (di qualità). Una band da tenere comunque d’occhio e un disco che si colloca idealmente tra gli ultimi lavori di Downtown Boys e Palehound, giovani musicisti che provano con tenacia a fare ripartire un suono tra punk, noise e indie rock fuori dalle secche del circolo vizioso reunion-revival.

25 Ottobre 2017
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