Recensioni

Regresar, tornare. Questo è l’incipit del romanzo autobiografico del duo portoricano Buscabulla. L’isola caraibica ha richiamato nel 2017 Raquel e Luis, che si erano spostati a New York per far musica. Due terremoti in un anno cambiano per sempre le fisionomia fisica ed emotiva di luoghi e persone. Ebbene, Regresa è un album figlio di questi scompensi.
Vámono racchiude bene il mood del disco: esoticismi che riannodano sample e suoni rotondi, qui più in sospensione rispetto alla poliedrica e pittoresca La Fiebre. Un po’ di sano retrogusto anni ’80 inebria invece El Aprieto, senza trascurare bassi massicci e voci ipnotiche. I Buscabulla mostrano che oltre al tropicalismo c’è di più, soprattutto in episodi come Nydia e la riflessiva Volta.
Regresa è un album omogeneo, che ruota attorno a un paio di suoni di synth presenti ovunque. Non un problema, se pensiamo a quanto fanno gli Ultraista. In alcuni punti un Alan Palomo di troppo spunta a limare un effetto Despacito che è sempre dietro l’angolo. Per adesso, però, pare essere domato con facilità. Vedremo in futuro.
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