Recensioni

È sempre un casino tracciare un profilo generazionale quando il concetto stesso di “generazione” è un po’ confuso. I Canova, band milanese all’esordio con l’album Avete ragione tutti, provano a dare alla forma-canzone pop una tridimensionalità formalmente appetibile, soprattutto in certi giri di ascolti giovanili. Gli antecedenti potrebbero essere i Lo Stato Sociale o magari L’officina della camomilla (diversi per stile musicale, ma forse non troppo differenti se guardiamo al pubblico di riferimento), anche se formalmente il modello inseguito ci pare più il synth-pop di un Paletti.
I Nostri confezionano un disco che tuttavia si appiattisce su un giovanilismo leggero, ostentato e con poche aspirazioni, richiamando arrangiamenti che talvolta ricordano persino i Lunapop e tutte quelle canzoni ascoltate durante l’adolescenza nei pomeriggi di sole al mare. Titoli come Brexit, Vita Sociale ed Expo dissimulano intenzioni “antropologiche” (citando amori sofferti e crisi d’identità) ma finiscono invece solo per rappresentare un codice di identificazione ben preciso per chi cerchi determinati contenuti musicali (quelli “generazionali” di cui si diceva inizialmente), tra testi poco incisivi e il continuo ammiccamento nei confronti di una melodia pop che tuttavia non lascia molto, una volta passata.
Il quartetto, nato nel 2013 e che trova la sua voce in Matteo Mobrici, è riuscito a confezionare un disco da ascoltare durante le passeggiate al centro commerciale mentre, con gli amici, si snocciolano confessioni piene di disagio, col cuore appesantito per la triste consapevolezza che al giro del millennio non solo siamo ancora privi di portavoce degni di questo nome, ma veniamo costantemente sottoposti a prodotti pieni di anti-emotività. E, forse, a tutti sta bene così.
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