Recensioni

7.2

I Cassius, ovvero Philippe Cerboneschi e Hubert Blanc-Francard, in arte Boombass, non avranno mai raggiunto le vette e l’innovazione apportata dai Motorbass ma hanno senz’altro rappresentato una fresca e intelligente piattaforma sulla quale sperimentare incroci di house, hip hop, indie ed easy listening con gusto, tecnica e invidiabile savoir faire. Se per 1999, l’esordio del duo con il quale si ricongiunge questo Dreems, non si può parlare di un capolavoro all’altezza di Pansoul, non stiamo affatto affermando che sia un lavoro di secondo piano, e questo vale anche per quest’ultima prova che ne chiude l’avventura.

D’altro canto, ribadendo l’importanza dell’esordio dell’altro duo, ovvero quello composto da Philippe Zdar e Etienne De Crecy, stiamo parlando di uno dei dischi più osannati della scena house francese e internazionale. È un totem, così come al marchio Motorbass è accreditata – e a ragione – la paternità di quegli anelli di saturno fatti di disco, funk e house che verranno poi ripresi in lungo e in largo dai producer di tutto il mondo. Dj Sneak oltreoceano e gli stessi Daft Punk devono almeno questa alchimia all’indispensabile coppia, e per sincerarsene basti l’ascolto di Flying Fingers. Altra parentesi la merita il tocco di Zdar lato remix, e questo sempre per la serie del chi prima e chi dopo, del chi bene e chi male. E l’altro bell’elemento da aggiungere all’intingolo viene dalla famiglia di Hubert, il cui padre classe ’44 è l’accreditato ingegnere del suono e produttore dagli anni ’70 (in portfolio, il gotha che va dai Pink Floyd a Gainsbourg, e molti molti altri), nonché boss di un giovanissimo Zdar che proprio nel suo studio imparava i rudimenti del sound engineering, mentre Prince, Bryan Ferry e altri gli passavano davanti agli occhi. Metti anche soltanto alla voce La Funk Mob, l’ottimo prequel dell’avventura Cassius, vanno annoverate ingegnose trovate e micidiali loop tra hip hop, techno e house.

Detto questo, eccoci a parlare di Dreems ancora shockati per la tragica – ancor di più perché accidentale – morte di Zdar, l’ingegnere del suono il cui tocco ha finito per rivoluzionare il suono dance internazionale, nonché il modo in cui concepiamo il rock danzabile tout court, e questo lungo una carriera che ha attraversato tre decenni. Il nuovo – e giocoforza finale – lavoro della coppia la vede tornare a quella leggerezza e musicalità di cui è fatto l’esordio: non mancano gli ospiti e un po’ di quella polarizzazione pop house che già avevamo incontrato nella precedente prova – Ibifornia – ma a dominare qui, come da loro stessi dichiarato, è la semplicità, non il suo opposto, dunque il ritmo (cassa, basso, hat, rullanti) e la colorata ricetta dalla quale il duo ha preso il via, animato dal ritrovato piacere per la produzione, dal gioco sui campioni, dal dar loro nuova vita. In Dreems scoviamo pezzi vocal house fin de siècle come la title track (aggiornati su basi dancehall e richiami 80s come vanno ora) ma soprattutto Don’t Let Me Be con Owlle che torna anche in altri due brani, di cui uno è appunto la sopracitata Dreems, in cui al microfono troviamo anche Luke Jenner dei Rapture, come a chiudere idealmente un altro cerchio. Non manca nessuno dei loro marchi di fabbrica: i sopracitati anelli e l’affondo Funk Mob forgiano le basi di Rock Non Stop, con doppia citazione a Kraftwerk e Daft Punk (e a loro stessi), i ricordi di Jack viaggiano sulle autostrade – e i filtri – del french touch (Nothing About You con John Gourley), mentre sul lato più compatto/minimale/contemporaneo un missile di classe assoluta si chiama Calliope. Altre piccole grandi magie come Fame – dal gusto gainsbourghiano – sono roba da far impazzire Dâm-Funk, e poi c’è tutto il resto, animato da un agile ma carnoso funk, l’amore più importante di sempre del duo, in particolare di Zdar.

La storia dei Cassius termina così come è iniziata sui binari di una generosa commistione di soul e house, disco e funk, pop e hip hop. Con quel misto di esperienza, senso del gioco e invidiabile savoir-faire che unì, all’inizio dei 90s, un provetto ingegnere del suono con il figlio di un rinomato produttore francese. Una degna conclusione di un invidiabile percorso artistico.

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