Recensioni

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Caterina Barbieri è una compositrice bolognese di musica acusmatica ed elettroacustica. Grazie a un’esperienza di residenza presso gli Elektronmusikstudion di Stoccolma (permanenza testimoniata anche dalla partecipazione al Nobergfestival 2014), Caterina approccia per il debutto su disco (su supporto cassetta per Important Records/Cassauna) un pezzo di storia della musica elettronica come i moduli Buchla, gli stessi che usò Morton Subotnick per il leggendario Silver Apples Of The Moon, e ne esce senza farsi schiacciare dal celebre antenato, pur citato pare espressamente nella seconda parte della traccia conclusiva, Traum ABC.

L’ontogenesi ricapitola la filogenesi, si legge sui libri di biologia. Ossia, lo sviluppo del feto e del bambino (l’ontogenesi) ripercorre quello della specie (la filogenesi), dagli esseri monocellulari a noi. C’è però voluta l’intelligenza collettiva per la filogenesi e ci vuole stile nell’ontogenesi – cosa che non manca a Barbieri. Vertical ha il merito di apparire primigenio, di cogliere il messaggio ancestrale della sintesi analogica, e ritrasmetterlo evitando l’effetto caricatura.

I due arcani sono facili da elencare: le onde e la voce. Le prime riempiono lo spazio, la seconda lo umanizza, senza renderlo “vicino”. Bastano poche mosse a Undular per creare l’humus per una lontana cavalcata techno. È un episodio pressoché isolato: l’eterno ritorno preferisce, alla potenzialità percussiva dei cicli ondulari, l’opzione ambientale, la perturbazione interna alla ripetizione (Pneuma), che lambisce ed entra nella dimensione del drone (Limen, Perspectiva).

In Vertical gli ambienti di oscillazioni elettroacustiche sono riconoscibili, quelli di sempre, eppure non stantii. Quel timbro ha un gran fascino, e Caterina lo sa, lo sa adoperare, senza lasciarsi obliterare dalla fascinazione.

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