Recensioni

Il Norbergfestival 2014 (luglio 24-26), giunto alla sua quindicesima edizione, si conferma anche quest’anno un evento imprescindibile per tutti gli appassionati del lato più oscuro e meno mainstream della musica elettronica. Il festival riesce a tenere assieme musica sperimentale elettro-acustica, noise, techno, industrial e le più importanti novità legate alla musica elettronica contemporanea. La manifestazione ha anche un occhio di riguardo per le giovani realtà svedesi che oggi si affacciano prepotentemente sulla scena internazionale ed ha un forte carattere DIY (do it yourself).

L’organizzazione dei concerti si basa sul lavoro dell’associazione Norbegfestival e sui molti volontari che partecipano. Organizzazioni come l’Elektronmusikstudion (EMS), Ominous Recordings, The Centrifuge, Fylkingen, Konspirationen e Masskultur hanno selezionato diversi artisti da presentare all’organizzazione del festival, la quale ha agito da centro coordinatore rispetto a tutte queste realtà produttive ed organizzative profondamente radicate nel territorio. Ciò che viene guadagnato dalla vendita dei biglietti, viene reinvestito nell’organizzazione degli eventi legati della manifestazione. È bene ricordare anche che il festival non accetta sponsorizzazioni esterne da parte di multinazionali, il che lo rende ai nostri occhi indubbiamente molto più simpatico e credibile di tanti altri festival “generalisti” che tentano di copiare (senza riuscirci appieno) il Primavera Sound.

Appena si arriva nei pressi del festival, nella caratteristica ed accogliente cittadina di Norberg, tipico paesino del Västmanland, si vede subito svettare tra gli alberi l’imponente torre della Mimerlaven che ricorda un po’ il logo della Industrial Records. La struttura una volta era una fabbrica mineraria per l’estrazione del ferro, attiva dal 1957 sino al 1980, ora è divenuto l’edificio che ospita i concerti più noise, industrial e sperimentali del festival. Al suo interno vi è anche una stanza piena di cavi e pannelli elettrici in disuso, dove ascoltare in cuffia i concerti che si tengono all’interno dell’edificio.

A fianco alla Mimerlaven è presente un altro edificio chiamato “Kraftwerk”, una vecchia centrale elettrica, dove far esibire artisti più “techno oriented”, ma non solo. La 303, invece, è una tenda in cui si sono esibiti artisti legati a sonorità post-dubstep, come, ad esempio il producer svedese Seba, ma in cui non sono mancati buoni ed ispirati momenti techno, come ad esempio il live di Acronym, durante il primo giorno del festival. Ha completato il tutto la tenda della DIEM (Danish Institute of Electronic Music) e un’altra piccola tensostruttura, dove si sono potute provare liberamente macchine Roland (TR-8, TB-3, VT-3 e System 19) o Teenage Engineering e Elektron (op-1), e partecipare a delle session, anche tra artisti e pubblico. Questo “Really Open Stage” è stata una novità molto apprezzata di questa edizione.

La location è sicuramente uno dei punti forti del Norberg: il festival dispone di una ampia zona per campeggiare ed è molto vicino sia al paese, sia al bel lago Noren, dove ci si può rilassare e fare il bagno, soprattutto se, come è successo quest’anno, la temperatura arriva ai trenta gradi, fatto abbastanza insolito per la Svezia.

Ringraziato il Dio Thor per il bel tempo (pure troppo), si è potuto entrare fin dal primo giorno nel vivo e nello spirito nordico del Festival con le bellissime performance degli artisti della Northern Electronics, giovanissima e promettente etichetta svedese dedita a sonorità che vanno dall’Industrial, al dark ambient, fino al cosmic kraut e a una techno minimale prodotta con strumentazione rigorosamente analogica. Vedere giovani artisti come Vit Fana, Sars, Ulwhednar e Råd Kjetil Senza Testa nella struttura della Mimerlaven è stato molto affascinante ed emozionante e fa ben sperare per il futuro di questa promettente label.

Molto bella ed estrema, tra urla lancinanti e riverberi infernali, è stata anche la performance di Rogelio Sosa, sempre nella Mimerlaven, con il suo uso cacofonico ed espressivo della voce filtrata da svariate macchine. In sala Kraftwerk, si sono potuti gustare due live-set molto coinvolgenti: il primo ad opera di Eomac (l’irlandese Ian McDonnell); il secondo realizzato del duo svedese Shxcxchcxsh che, con i volti coperti, come vuole una certa tradizione, ha fatto scatenare il pubblico al ritmo del suo martellante ed oscuro techno-industrial. Hanno chiuso la prima giornata lo svizzero B°tong, con il suo interessante progetto dark ambient suonato all’interno nella Mimerlaven, e un dj set di Andrea Parker realizzato nella Kraftwerk.

La giornata di venerdì si è aperta la mattina alle undici con una serie di multichannel pieces, tra cui Vertical della giovanissima e brava musicista italiana Caterina Barbieri. Pregevole lo showcase della Ominous Recordigs con le performance di Soviet Jazz, Human Rays e JSH, quest’ultimo piacevolmente violento e brutale. Decisamente ispirata è stata la performance di Hypnotower, la giovane Tanya Byrne, che ha trasportato il pubblico della Mimerlaven in una atmosfera onirica e avvolgente, aiutata anche dalla suggestione industriale della location.

Subito dopo è stata la volta dei Damien Dubrovnik, duo danese formato da Loke Rahbek (Croatian Amour, Vår, Lust For Youth) e Christian Stadsgaard, fondatori della label di culto Posh Isolation. Sicuramente uno dei migliori ed estremi eventi del festival, con Loke Rahbek che ha emesso urla lancinanti, alternandole all’immersione della testa in una tinozza piena d’acqua. Con un microfono subacqueo l’efebico artista danese è riuscito a rendere i gemiti di una persona che stava affogando, creando un’atmosfera claustrofobica e angosciante. Ottima anche la parte strumentale noise/concreta ad opera di Christian Stadsgaard.

Siamo poi tornati nella Kraftwerk per ascoltare il live di Abdulla Rashim, altro artista giovanissimo che ha debuttato di recente, sempre per Northern Electronics, con l’ottimo LP Unanimity, tra atmosfere malinconiche e ritmiche fredde e taglienti; la techno oscura di Rashim convince appieno ed entusiasma il pubblico, non soltanto perché giocava in casa. Uno dei punti più alti del festival si è raggiunto poi con la perfomance audio-visiva degli Emptyset, gruppo che esce per la leggendaria label tedesca Raster Noton: esperienza fisica e feroce di pura, inumana e impietosa forza bruta elettronica. Le ritmiche distorte, martellanti e nette, in puro stile Raster Noton, sono state accompagnate da proiezioni geometriche disturbate, alternate a rumore visivo da “effetto snow”.

Emptyset

Affascinante, lisergica e sintetica è stata la performance di Phantom Love, progetto dell’italiana Valentina “Mushy” Fanigliulo, tra kraut/cold/synth-wave con atmosfere cinematografiche alla John Carpenter. Molto appropriata anche la parte video, un cut-up efficace tra documentari scientifici, oscuri corti giapponesi in bianco e nero e altre cine-suggestioni vintage che abbiamo decisamente apprezzato.

La serata di venerdì ha offerto anche un dj set techno-industrial sicuramente imperdibile ad opera di Anciet Methods, ovvero Michael Wollenhaupt. L’artista si è presentato sul palco con la maglietta dei Death in June ed ha fatto ciò che ci si aspettava: bisognava essere lì per capire cosa significa veramente danzare nell’epoca del Kali Yuga!

Ancient Methods

Nell’ultimo giorno del festival abbiamo visto la performance di Adam Basanta che ha creato un interessante gioco di luci intermittenti e musica minimale all’interno della Mimerlaven, valorizzando la sua particolare architettura. Abbiamo anche potuto gustarci nella sala Krafwerk il break-noise alieno (un po’ alla Venetian Snares) di Qebrus e l’ottimo post-industrial/techno-bruitisme di Shapednoise (Nino Pedone), italiano attivo da diversi anni Berlino. Si è proseguito con gli abstract drones e i pulsanti ritmi minimali di Helm, giovane musicista londinese, ed il noise saturo, materico e senza compromessi dell’artista americano Kevin Drumm, altro evento clou del festival, che ha letteralmente fatto tremare le pareti della Mimerlaven.

Poi è stata la volta di K回iro un progetto collaborativo tra arte elettronica e musica del duo Holly Herndon e Mathew Dryhurst, abbastanza interessante e coinvolgente, soprattutto per i giochi di luce all’interno della struttura. Ottimo, come ci si aspettava, il live-set di Alien Rain, alias Milton Bradley, tra oscuro acid techno e sonorità analogiche minimali da rave anni ’90; promosso a pieni voti. Buono e coinvolgente è stato anche il dj set di Beneath, tra cupo uk funky e grime. Essenziale per chi segue questo genere di musica.

La conclusione degna di questa edizione del Norbergfestival è spettata sicuramente al dark ambient dei tedeschi Herbst9 (Henry Emich e Frank Merten), collaboratori di Z’ev e appassionati di storia e mitologia. Il duo ha realizzato uno dei più bei live-set di tuto il festival: profondo, ipnotico, magmatico e oscuro. La colonna visiva che accompagnava il loro dark ambient è stata parte integrante della loro performance. Un concerto sospeso tra evocazioni alla dea mesopotamica Ereshkigal, immagini di schiavi egiziani e scorci dell’antica civiltà assiro-babilonese presi in un lento vortice, un movimento centripeto che ha annegato il tutto nel colore predominate: il rosso sangue.

Siamo arrivati alla fine del festival provati e stanchi, ma soddisfatti. Il Norberg è un evento molto ben organizzato e accogliente, capace di attirare appassionati di musica elettronica, noise, industrial anche dall’estero. E non possiamo non citare Elsa Andersons Konditori, la migliore pasticceria della Svezia che si trova proprio qui. In una calda estate svedese non c’è niente di meglio che iniziare la giornata con una buona colazione, proseguire andando a fare un bel bagno nel lago Noren e godersi sino a tarda notte un festival di musica elettronica come questo.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette