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7.5

Sodalizio artistico che dura da ormai quasi vent’anni, quello tra Rob Mazurek e Chad Taylor è sicuramente uno dei più indissolubili legami che il jazz contemporaneo ricordi, forgiato da decine di collaborazioni (Isotope 217, Exploding Star Orchestra su tutte) e concerti in tutto il mondo. Nuovo episodio sotto il monicker Chicago Undeground Duo, Locus arriva a distanza di due anni dall’ottimo Age Of Energy, sparigliando ancora una volta le carte in tavola e colpendo per freschezza, originalità e buongusto, caratteristiche rare di questi tempi.

Unico erede dell’eclettismo musicale del mai troppo compianto Don Cherry, il cornettista di Chicago, proprio come il padre dell’Organic Music, ha intrapreso il periglioso percorso della ricerca sperimentale, andando a flirtare in questo ultimo lavoro con l’elettronica – una sua vecchia passione, basti ricordare le collaborazioni con Stereolab e Tortoise -, la musica tradizionale dell’Africa più nera e il Tropicalismo, già masticato e destrutturato nel progetto São Paulo Underground. La costruzione dei temi di Mazurek merita un capitolo a parte: solide impalcature su cui poter spaziare e improvvisare, le sue strutture non sono mai banali ma ricercate e rotonde, dotate di una pluridimensionalità che rende il genio dell’Illinois uno dei più grandi musicisti sul genere. Impressionante il lavoro dietro le pelli di Chad Taylor, capace di passare da ipnotici pattern (Yaa Yaa Kole) e secchi breakbeat (la title track Locus) a sfuriate post-hardcore (Boss) con una facilità imbarazzante. Monumentale.

Prodotto da John McEntire (già dietro le pelli dei Tortoise and The Sea And Cake e dietro il mixer di Jaga Jazzist, Broken Social Scene e, ultimamente, Yo La Tengo), Locus è uno dei migliori lavori della discografia dei Chicago Undeground Duo e della carriera tutta di Mazurek. Sicuramente uno dei migliori dischi di questo 2014 arrivato quasi al giro di boa.

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