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7.1

Prendete Detroit, riempitela di fantasmi e demoni, eliminate ogni fonte di luce e lasciate che si scateni l’inferno. Probabilmente ci saranno urla, colluttazioni, ossa che si spezzano, colpi d’arma da fuoco; tutto quel rumore può diventare suono e trasformarsi in uno dei dischi hip-hop più importanti degli ultimi dieci anni. Perché se a Detroit fai arrivare tre uomini di L.A. che sanno fare il mestiere di producer e rapper con innata sicurezza e li lasci lavorare tanto coi beat quanto con la paura di una città infestata dal male, ottieni quindici cazzotti in pieno viso, quindici stilettate allo stomaco, ottieni There Existed An Addiction To Blood.

In camera di pilotaggio ci sono i clipping. del poliedrico Daveed Diggs, ormai lanciati in una continua trasformazione del loro suono. Dopo due album acclamati dalla critica, qualche remix e numerose nomination a premi indipendenti, il gruppo si è nuovamente reinventato volgendo lo sguardo alla rivitalizzazione dell’horror-core, quella classe dell’hip-hop caratterizzata da un’attenzione tematica al contenuto dei film horror anni ’80 (e delle colonne sonore di Carpenter) e alla brutalità delle città metropolitane. Con interludi e sibilanti registrazioni di invasioni demoniache, la produzione combina ritmi sperimentali con rumori duri in modo preciso e dettagliato. L’oratoria rap di Diggs è altamente tecnica, i suoi testi sono intricati e impressionanti non solo nei termini delle rime e del flow, ma anche per via dell’argomento trattato, che va dalle profondità più brutali e fredde della violenza di gruppo a una narrazione a più livelli a tema serial killer.

L’euforia che si respira nell’ascolto manifesta un lavoro maniacale, intenso, sanguinante, grintoso, che va a decostruire e contrastare il suono hip-hop contemporaneo con elementi estranei così come John Carpenter si divertiva coi beat equalizzati e un gusto sci-fi a creare sonorità che giocavano sulla ripetizione, sulla ciclicità e sui tempi filmici. Nel sound attuale dei clipping. ci sono pistole, organi maciullati, sangue e persone che muoiono a destra e a manca, mentre i tre demiurghi del male adorano scavare nelle vite degli altri – vittime e carnefici – rappando su ritmi che sembrano uscire dalla Silent Hill di Yamaoka. La band sembra pronta a rimettere mano al passato, dal noise sordo e rotante di Midcity allo stile accattivante dell’esordio CLPPNG, passando per i toni distopici e afrofuturistici di Splendor & Misery, ma vestendolo di un’oscura sofferenza, formalmente vicina al clima di Halloween, sostanzialmente figlia di una violenza americana che non paga mai quanto dovrebbe, ricca di un sibilo che ricorda i primi Throbbing Gristle, altro gruppo ossessionato dal rappresentare la violenza nel modo più grafico possibile.

Nothing Is Safe sembra strappato direttamente dal cuore pulsante di un film slasher degli anni ’70, ricco di un lirismo violento e sinistro che sfocia nel vortice decostruito di He Dead, un brano che si lascia consumare dall’inevitabilità della morte; qui il featuring sballato di Ed Balloon si lamenta di amorfe forze del male che “vogliono prendere il tuo potere” e disegna poliziotti come lupi mannari. La tirannica Blood of the Fang gorgoglia acida in mezzo a sintetizzatori sotterranei, unendo elementi horror-core e noise a beat schiacciati, mentre Digss pare invocare la rivoluzione, con l’aiuto dei risorti Malcolm X e Huey Newton.

È quasi un frenetico glitch-pop quello di Story 7, banger perfetto che va a scarnificare la durezza di Attunement con i suoi battiti contundenti. Nei due minuti di La Mala Ordina le morbose descrizioni di smembramento e omicidi s’insinuano nell’ombra notturna di un nuovo massacro, mentre in Run For Your Life troviamo un avvincente rapping firmato La Chat, ex affiliata di artisti anni ’90 come Three 6 Mafia e Gangsta Boo, concreto omaggio alla golden age di una scuola che continua a influire sulle sperimentazioni del trio di Los Angeles. Ma la sorpresa vera arriva nei 18 minuti del finale – Piano Burning – la registrazione di una suite concettuale del 1968 di Annea Lockwood, il suono di un verticale in fiamme mentre i microfoni trasmettano gli stridori del rogo.

There Existed An Addiction To Blood è una meditazione sull’idea dell’orrore attuale per cui i ricchi pagano un mucchio di soldi per guardare i poveri morire orribilmente. Diggs espone storie e storiacce, zooma sui dettagli, scavando nelle trame più viscerali dei racconti. Il progetto dei clipping. annette un nuovo terreno per un sottogenere spesso abbandonato a se stesso se non dato per morto. Si potrebbe azzardare un paragone con le rielaborazioni operate da Tarantino tramite blaxploitation, horror e spaghetti western, tanto trascurati dalla critica quanto creativamente fertilissimi.

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