Recensioni

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Quinto album per la polistrumentista parigina Cécile Schott, in arte Colleen. Assai apprezzati erano stati i suoi primi lavori, prodotti tra il 2003 e il 2007, minute suite di ispirazione classica incentrate sulle stratificazioni elettroniche di viola a gamba e altri gingilli acustici (clarinetto, chitarra, campane assortite, qualche percussione). Poi un lungo silenzio, e due anni fa il più ricco e strutturato The Weighing of the Heart, nel quale per la prima volta l’artista faceva uso della sua voce sottile, con risultati molto soddisfacenti.

Prima prova per Thrill Jockey, Captain of None discende gli stessi crinali e compie una sintesi pop mirabile. Scritto e registrato in Spagna, il disco è diviso tra pezzi interamente strumentali e canzoni di ispirazione naturalista. Ancora una volta assimilabili all’opera di Moondog e Penguin Cafe Orchestra, rispetto a due anni fa i suoi bozzetti elettroacustici sono però ben più scarni e vaporosi, quasi tutti con protagonista la viola. L’iniziale ‘Holding Horses’ trasfigura i suoi pizzicato attraverso una catena di delay e loop station (una delle novità è l’uso del Moogerfooger); la voce, poche frasi attorcigliate su loro stesse, riverbera già dal secondo pezzo, la nuda e luminosissima I’m Kin. Qualche moderata sorpresa arriva con This Hammer Breaks, che presenta percussioni africane elettrificate in una maniera quasi prossima ai Konono No.1. Rispetto ai lavori precedenti è da notare l’uso dell’eco su voci, linee di basso e beat, dichiaratamente ispirato alle tecniche produttive del dub (un esempio nell’astrale Eclipse).

Insomma, poche soprese ma tante conferme. Un lavoro elegante e solido, e convincente.

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