Recensioni

7.1

Certo che a definire “pop” un album come Con 3 – come fa qualcuno – ce ne vuole. E’ vero che in questo disco l’ex Tangerine Dream/Kluster Conrad Schnitzler apre a un mix di minimalismo e sintesi lontano, per dire, da passaggi monumentali come Blau o Rot, ma è vero anche che di “popular”, Con 3, non ha quasi nulla. A meno che non si vogliano far rientrare nella categoria filastrocche claustrofobiche costruite sulla ripetizione di un fraseggio di synth come Kohlen o i riferimenti alla celebre bevanda immortalata anche da Warhol di una Coca che gioca con un reggae-ambient post-industriale. Con 3 è invece (quello si) un disco che prosegue il discorso portato avanti dal precedente Consequenz, uscendo dalle logiche della suite mastodontica perfezionata ai tempi dei Kluster e calandosi appieno nell’ottica di brani da tre-quattro minuti. Questa volta cantati – o per meglio dire abbozzati -, con un certo surrealismo nelle corde.

Il campionario è vario: si va dal medioriente annusato nella cascata di note in loop di Nächte in Kreuzberg al sound à la Düsseldorf di Komm Mit Nach Berlin, dal dub ante litteram di Wer Sind Wir Denn ai Cluster via Kraftwerk della conclusiva Tanze Im Regen. Parti di un immaginario frammentario, incoerente, estemporaneo ma anche creativo – materiale che non dev’essere dispiaciuto a gente come gli Einstürzende Neubauten -, quasi si trattasse di un’opera di quel movimento Fluxus a cui anche lo stesso Schnitzler era in qualche maniera legato.

Oltre ai nove brani originali, la ristampa ne comprende altri sei, tra cui spiccano un Con 3.1 dalle aspirazioni quasi hip hop e il divertissement in odore di 8 bit di Con 3.4.. Siamo nel 1981, ma la sensazione è che si tratti di materiale consapevolmente fuori dal tempo.

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