• ott
    13
    2017

Album

Matador

Add to Flipboard Magazine.

Sembra frutto di un anomalo intreccio di casualità il sodalizio nato tra Kurt Vile e Courtney Barnett. Kurt e Courtney, ok è facile far correre veloce la mente al ventennio scorso, alle sue contraddizioni, alla fenomenologia grunge e a tutta un’epoca che – volenti o nolenti – non tornerà più. Ma se la sensazione vivida è quella di una strana predestinazione, ad intingere di aura mistica il fortuito incontro tra i due è quel modo slacker di approcciarsi alla musica, dribblando forzature ed inutili patemi. D’altronde loro stessi lo hanno ammesso senza mezzi termini: entrambi nutrivano grande stima nei confronti dell’altro e quasi in sincrono hanno maturato l’idea di «provare a creare qualcosa insieme». Il risultato è questo Lotta Sea Lice, indolente divertissement e giocoso spazio di riflessione.

Una prova che riesce a trasmetterti l’idea di essere seduto su quei colorati tappeti polverosi da sala prove ad ascoltarli improvvisare, rincorrere assoli (magari facendo saltare schemi), ipotizzare dinamiche. Il tutto tagliato da un palpabile tono confidenziale – quasi un raccontarsi fraterno attraverso le chitarre – in grado di riempire quegli spazi laddove la formula alt-rock diventa troppo affilata (Over Everything) o il suono difficile da domare (nella cover di Jen CloherFear is Like a Forest). Si parla molto d’amicizia ed è facilmente ipotizzabile che tra i due, nel frattempo, ne sia nata una sincera che va oltre la semplice collaborazione artistica (il video di Continental Breakfast è materiale audiovisivo che fa bene al cuore), ma c’è anche quello sguardo cinico sulla contemporaneità – piccole reminiscenze in salsa Depreston per la Barnett – poi rilette alla luce di un country-rock kurtveiliano nella criptica Outta the Woodwork. Tutto scorre leggero ed inesorabile e, lontani dalla voglia di sorprendere a tutti i costi, i due riescono a ritagliarsi uno spazio in cui il tempo è nuda ipotesi e il suono diventa l’unico medium contemplato.

Lotta Sea Lice ha un retrogusto già assaporato ma riflette con disarmante sincerità il lato più umano di due artisti sostanzialmente schivi eppure destinati a (ri)scoprirsi. L’impressione è d’assistere a una deflagrazione di parole ed echi lontani rintracciabili sulle strade polverose che portano a Neil Young e, perché no, al vecchio compagno d’arme di Vile, Adam Granduciel. Un party per pochi intimi dove sul piatto gira un mash-up con due delle migliori prove in tema alt-rock regalateci dal 2015: b’lieve i’m going down… del buon Kurt e Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit dell’inafferrabile Courtney. Se questi sono solo i presupposti di una futura collaborazione, beh, non possiamo che gioirne.

13 ottobre 2017
Leggi tutto
Precedente
Robert Plant – Carry Fire Robert Plant – Carry Fire
Successivo
St Vincent – Masseduction St Vincent – Masseduction

album

recensione

recensione

recensione

recensione

Courtney Barnett

Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit

artista

artista

Altre notizie suggerite